Mentre a Rimini Vera Gheno, attesa per un incontro al liceo Serpieri, è stata apertamente contestata dall’associazione RivoltaTi (guidata da Matteo Montevecchi), che denuncia la diffusione nelle scuole di un’ideologia che mette in discussione il sesso biologico e la lingua italiana, a Imola un incontro con la stessa relatrice è stato invece presentato dal Comune come un “successo”.
Circa 200 studenti delle scuole superiori del territorio hanno partecipato mercoledì 4 novembre al Teatro dell’Osservanza all’appuntamento “Questioni di genere – Le parole per dirlo”, organizzato nell’ambito della rassegna comunale omonima. Un secondo incontro serale, aperto alla cittadinanza, ha richiamato oltre 100 persone nella Sala San Francesco della Biblioteca comunale.
Nel comunicato ufficiale il Comune di Imola ha scritto che l’iniziativa “ha registrato una significativa partecipazione, con circa 200 ragazze e ragazzi del Liceo delle scienze umane e linguistico Rambaldi-Valeriani-Alessandro da Imola, dell’I.I.S. Scarabelli-Ghini, del Liceo delle Scienze Applicate e del Istituto Professionale dell’I.I.S. F. Alberghetti di Imola che hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con l’autrice sui temi del linguaggio, delle parole e della loro capacità di influenzare il modo in cui guardiamo il mondo e le relazioni”. Gli appuntamenti sono stati definiti “molto riusciti” e presentati come conferma dell’“interesse e della sensibilità verso i temi affrontati da Vera Gheno”.La vicesindaca Elisa Spada, che ha moderato, ha dichiarato: “Questo evento apre il mese di novembre, dedicato al contrasto della violenza maschile contro le donne. Il dialogo aperto con Vera Gheno, (…), ci ha portato a esplorare il valore della parola per esprimere i propri sentimenti, paure, desideri e costruire relazioni sane con le altre persone. Attraverso le parole che usiamo formiamo il nostro pensiero e abbiamo la possibilità di trasformare il mondo intorno a noi”.
RivoltaTi a proposito dell’analogo incontro al Liceo Serpieri di Rimini, ha dichiarato Gheno sostenitrice della follia della schwa (ə), che ha contribuito significativamente a diffondere nel dibattito pubblico, nonché attivista femminista intersezionale e supporter del DDL Zan. Nel suo curriculum figura anche il ruolo di “madrina del Pride di Reggio Emilia”. In interviste pubbliche ha affermato che “la propaganda gender, così come la descrivono i sedicenti difensori dei bambini, non è reale” e che parlare di identità di genere e orientamento sessuale a scuola non significa influenzare i ragazzi, ma “dare loro più strumenti per comprendersi”.
Queste probabilemte sono anche le tesi che gli studenti imolesi hanno ascoltato in orario scolastico, senza che – almeno pubblicamente – sia stata offerta una prospettiva alternativa. A Rimini, per gli incontri del 6 novembre (patrocinati dal Comune e sostenuti da AGEDO), RivoltaTi parla di “prepotenza ideologica”, di neolingua che appiattisce le differenze di genere e di assenza di qualsiasi garanzia di pluralismo per un pubblico minorenne. Ha ricordato inoltre che lo stesso liceo ha già introdotto la carriera alias. A Imola, invece, l’amministrazione ha presentato l’evento come un successo di partecipazione e di sensibilità.
Il punto, per i genitori imolesi, non è se Gheno abbia il diritto di esporre le proprie idee, ma che un’amministrazione comunale ha organizzato e promosso, in orario scolastico e con studenti minorenni, un incontro centrato su una visione specifica e fortemente contestata del linguaggio e del genere con la scusa della “pari opportunità”, senza apparentemente sentire il bisogno di bilanciarla con altre voci. Chi ritiene che la scuola debba restare luogo di conoscenza e non di formazione a una precisa visione ideologica – quella che distingue sesso biologico e identità di genere, che sperimenta la cancellazione del maschile e del femminile nella lingua, e che nega l’esistenza stessa di una “propaganda gender” – ha motivo di chiedere conto di questa scelta.
A Rimini qualcuno ha alzato la voce. A Imola, invece, la destra locale – e in particolare i consiglieri di opposizione – sembra non aver prestato attenzione a quello che l’amministrazione sta propiando ai ragazzi con la scusa del messe dedicato al contrasto della violenza maschile. Pe adesso messuna interrogazione, nessuna richiesta di chiarimenti, nessuna posizione pubblica sul fatto che centinaia di studenti siano stati portati, in orario scolastico, a confrontarsi con una delle voci più note del linguaggio woke e della teoria di genere. Mentre a Rimini si contesta, a Imola si tace.
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