«Nessuna problematica ambientale». È la conclusione con cui Arpae sintetizza gli interventi dopo l’incendio divampato nella serata del 3 novembre all’impianto di trattamento rifiuti Recter S.r.l. di via Laguna 27/A, a Imola. Una frase rassicurante, che il comunicato dell’Agenzia sostiene con una serie di rilevazioni. Ma quanto basta per chiudere la questione?
Partiamo dai fatti. I Vigili del fuoco hanno allertato Arpae intorno alle 21. Quando i tecnici sono arrivati, il rogo era «ancora in fase di spegnimento» e i pompieri stavano bagnando l’area con schiuma e acqua e soffocando i focolai «con sabbie bagnate provenienti da zone di stoccaggio dell’azienda stessa». L’area coinvolta, scrive l’Agenzia, ha riguardato «alcuni cumuli di rifiuti misti non pericolosi, in particolare materiale ligneo, carta e plastica», collocati sul piazzale. Una descrizione precisa, ma che apre una prima domanda: quanti cumuli, e di quale dimensione? «Alcuni» non è una quantità, e il comunicato non la fornisce.
Sul fumo, Arpae parla di colore biancastro, «anche a seguito dell’utilizzo della schiuma», con direzione iniziale da ovest a est e variazioni nell’ora successiva, «ma sempre con intensità debole». Il fumo bianco è davvero un indizio tranquillizzante, o dipende soprattutto dalla schiuma usata per spegnere? Il comunicato non lo chiarisce, e proprio per questo vale la pena chiederlo agli esperti dell’Agenzia.
Il cuore delle verifiche sono le misure dell’aria. I tecnici hanno utilizzato un rilevatore a fotoionizzazione, il cosiddetto PID, per cercare i composti organici volatili lungo il perimetro dell’azienda, sia a est sia a sud-ovest, posizionandolo «nei pressi di recettori sensibili (abitazioni e azienda agricola)». Esito: «Non sono stati rilevati valori significativi». Il dato è importante, ma restano due questioni. Si tratta di misure «istantanee», cioè fotografie di un momento, e il comunicato non parla di campionamenti da analizzare in laboratorio. Chi ha abitato o lavorato nelle vicinanze può allora ritenersi del tutto tranquillo? E le indicazioni date alla popolazione la sera stessa, di tenere le finestre chiuse nel raggio di 3 km, erano proporzionate a ciò che poi è stato misurato? Arpae non lo dice, né commenta l’allerta.
Più rassicurante il capitolo sulle acque. Le acque di spegnimento, spiega l’Agenzia, sono state convogliate verso due vasche interrate per la raccolta delle acque meteoriche, che in quel momento scaricavano l’esubero nel bacino di laminazione vicino all’area, «non coinvolgendo pertanto nessun corso d’acqua superficiale». Resta da capire se le acque confluite nel bacino siano state campionate e analizzate: il comunicato parla di controlli sul convogliamento, non di risultati di analisi.
L’intervento notturno si è chiuso intorno all’1.30, con la «costante riduzione del focolaio» e il rinvio delle verifiche al giorno dopo. Oggi i tecnici di Arpae, insieme ai Vigili del fuoco, ai Carabinieri forestali e all’Ausl di Imola, sono tornati sul posto per controllare i cumuli bruciati e il bacino di laminazione. Non c’era più fumo e le nuove misure con il PID hanno dato «valori pressoché nulli» nelle stesse postazioni. La presenza dei Carabinieri forestali è un dettaglio che merita attenzione: quali accertamenti stanno svolgendo e su quali profili?
Il comunicato, dunque, risponde bene a una domanda, quella sull’impatto immediato su aria e acque, ma lascia in sospeso quelle che i cittadini si pongono dopo un incendio in una zona industriale vicina alle abitazioni. Quali sono le cause? Quanto materiale è bruciato e per quanto tempo? L’impianto è fermo o continua a lavorare? Dopo l’incendio del giugno 2025, quali controlli sono stati rafforzati nell’ambito dell’autorizzazione integrata ambientale, la stessa AIA richiamata da Arpae? Sono interrogativi legittimi, a cui potranno rispondere gli enti competenti. TuttoImola.it continuerà a seguire la vicenda.
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