Imola scommette sul digitale tra cloud, SPID e MIIX, ma il comunicato lascia aperte molte domande
Il Comune di Imola ha presentato il 4 novembre 2026 la propria strategia di innovazione digitale, un insieme di progetti che spazia dalla migrazione dei sistemi sul cloud ai servizi online con SPID e CIE, dalla formazione dei cittadini al nuovo hub dell’Osservanza, fino all’intelligenza artificiale e alla smart city. Il comunicato descrive un’amministrazione che vuole muoversi su più fronti contemporaneamente, ma, a una lettura attenta, racconta soprattutto intenzioni e direzioni di lavoro, molto meno risultati misurabili.
Il dato economico più rilevante riguarda la migrazione al cloud, sostenuta da oltre 3 milioni di euro di fondi PNRR. Si tratta di spostare dati e applicazioni dell’ente su infrastrutture esterne, con l’obiettivo di rendere i servizi più moderni e sicuri. Resta però senza risposta una serie di questioni concrete: il comunicato non dice quanto sia già stato speso, quanti sistemi siano effettivamente migrati, quali restino da spostare, né come i servizi del Comune dialoghino con quelli degli altri enti. Non ci sono nemmeno date di completamento, né indicazioni su cosa accadrà ai costi una volta esauriti i fondi europei.
Accanto al cloud, il Comune cita i servizi online accessibili con SPID e CIE, strumenti che permettono a cittadini e imprese di svolgere pratiche da casa. È il capitolo che incide più direttamente sulla vita quotidiana, eppure è quello su cui mancano più dati: non si sa quanti servizi siano oggi attivi, quante persone li utilizzino né se i tempi delle pratiche o gli accessi agli sportelli siano diminuiti. Senza questi numeri è difficile capire se la digitalizzazione stia davvero semplificando il rapporto tra Comune e cittadini.
Sul fronte delle competenze, l’amministrazione punta su Digitale Facile, che ha coinvolto quasi 5.000 persone, e sui Laboratori Aperti. L’obiettivo è ridurre il divario tra chi usa con disinvoltura gli strumenti digitali e chi fatica a farlo. La cifra di quasi 5.000 partecipanti è l’unico dato di partecipazione riportato e, da sola, dice poco: non è chiaro in quale periodo siano state raggiunte, quante siano persone diverse e quante abbiano partecipato più volte, né esistono indicatori sull’efficacia dei corsi, ad esempio sull’uso dei servizi comunali online da parte di chi li ha frequentati.
Il comunicato parla poi del MIIX, l’hub dell’innovazione all’Osservanza, della roadmap sull’intelligenza artificiale nell’ente, di Imola Smart Monitoring e del Piano Smart City. Sono i capitoli più orientati al futuro e, proprio per questo, i meno definiti. Per il MIIX non vengono illustrati la governance, il soggetto gestore, il ruolo degli enti coinvolti, i costi di gestione né le imprese insediate. Per l’intelligenza artificiale non si sa in quali ambiti verrà usata, con quali strumenti e con quali garanzie per i dati personali e la trasparenza. Per Smart Monitoring e Piano Smart City non risultano costi, scadenze, responsabili o risultati attesi.
Nel comunicato compaiono le dichiarazioni dell’assessore all’Innovazione digitale Pierangelo Raffini e del direttore generale del Nuovo Circondario Imolese Sergio Maccagnani, a testimonianza del coinvolgimento dell’ente e del territorio.
Il quadro che emerge è quello di una strategia ambiziosa, ma ancora raccontata più per annunci che per verifiche. Una politica digitale si giudica da ciò che cambia per chi vive e lavora a Imola: pratiche più rapide, servizi più semplici, spesa pubblica trasparente. Il comunicato del 4 novembre è un primo racconto dell’impostazione; ora servono dati, scadenze e indicatori, e spetta ai cittadini, alle imprese e alla stampa locale continuare a chiederli.
Pensi che il Comune di Imola dovrebbe pubblicare ogni anno dati e risultati sui progetti di innovazione digitale?



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