Il post del sindaco Marco Panieri sul titolo di Kimi Antonelli è un esercizio di comunicazione politica travestito da emozione. Leggilo e ti accorgi subito: Kimi è lo spunto, il vero soggetto è lui, che cerca attenzione e consenso.
“Ho avuto la fortuna di conoscere”. “Mi emoziona di più”. “C’è poi un legame speciale”. Il testo è pieno di prima persona, di sé. Il campione c’è, la famiglia c’è, i valori ci sono, ma la storia la racconta Panieri e la racconta su di sé. È la mossa classica: ti metti al centro di un successo che non è tuo, così sembri parte della festa senza dover dire niente di concreto.
E non è un caso se lo fa proprio su Antonelli. Panieri ha tra le sue deleghe l’Autodromo, i grandi eventi e il turismo. Imola da anni cerca di riportare la Formula 1 sul Santerno per la visibilità che dà l’evento, ma è lo stesso sindaco che ha parlato di costi tra i 40 e i 60 milioni di dollari solo per ospitare un Gran Premio, più spese e investimenti.
Celebrare Kimi come “ragazzo della nostra terra” e come pilota che ha sempre considerato Imola “la sua pista di casa” è anche un modo elegante per tenere acceso quel progetto e per farsi vedere accanto a un successo popolare, ma Kimi è nato a Bologna. Ha anche un rapporto reale e positivo con l’Autodromo di Imola, che ha dichiarato più volte di considerare la sua pista di casa. Questo è vero. Quello che non è vero è che il post sia solo un applauso. È un messaggio che usa un fatto sportivo genuino per mettere il sindaco al centro dell’attenzione e della narrazione e per rafforzare l’immagine di sé e di Imola come “terra di motori”, con il circuito come asset strategico del suo mandato, mentre le strade sono tutte crepate.
Il resto è packaging: radici, semplicità, famiglia, “non ha dimenticato da dove viene”, esempio per i giovani che hanno i soldi per questo tipo di sport. Parole che funzionano perché sono condivisibili e perché non sembrano politiche, ma sono esattamente la forma che prende la comunicazione istituzionale quando vuole associare il proprio nome a un successo senza apparire esplicitamente politica.
Nel post non si parla di costi che ricadono sui cittadini, di calendari, di alternative. Non si dice se e come Imola intenda sfruttare concretamente il titolo. Si resta sull’emozione, perché l’emozione non si discute. È legittimo festeggiare un campione che ha un rapporto autentico con Imola, ma far finta che questo post sia solo un applauso sincero significa non aver letto quello che c’è scritto. C’è scritto “io”, c’è scritto Autodromo, c’è scritto un progetto che costa decine di milioni, mentre la città è piena di buchi sull’asfalto, con affitti alle stelle a causa delle politiche migratorie dei governi di sinistra, e il resto è cornice.
Secondo voi, Panieri usa il successo di Kimi Antonelli per fare comunicazione politica?



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