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Supermercati di quartiere chiusi a Imola: Carati (FdI) chiede al Comune informazioni chiare per favorire la riapertura

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A Imola i supermercati di Zolino, Pedagna e Cappuccini restano chiusi dopo la crisi Realco. Marco Carati propone un approccio sussidiario: il Comune fornisca dati su destinazioni d’uso e adempimenti per aiutare i cittadini disposti a investire.A Imola la chiusura di tre supermercati di quartiere non è solo una questione di bilanci aziendali. La crisi del gruppo Realco ha spento le luci di via Villa a Zolino, via Baruzzi alla Pedagna e via San Francesco ai Cappuccini, lasciando intere zone della città senza un punto vendita di prossimità. Per molti residenti, soprattutto anziani e persone con difficoltà di spostamento, significa perdere un servizio quotidiano essenziale.

Marco Carati, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ha raccolto le segnalazioni già arrivate tra luglio e agosto. «Alcuni cittadini non si sono limitati a lamentarsi», spiega. «Hanno cercato di immaginare una soluzione e mi hanno manifestato la disponibilità a investire i propri risparmi per contribuire alla riapertura di un’attività nel quartiere». Non si tratta di soggetti in grado di rilevare un intero ramo d’azienda, precisa Carati, ma di persone disposte a valutare l’acquisto di un immobile e a creare le condizioni per avviare una nuova attività alimentare. L’obiettivo non sarebbe necessariamente il massimo profitto, ma restituire un servizio alla comunità e, se l’iniziativa fosse sostenibile, offrire anche opportunità di reimpiego a parte dei lavoratori coinvolti nella crisi.La proposta del consigliere non chiede al Comune di acquistare immobili, finanziare attività o privilegiare determinati operatori. Chiede invece un intervento più semplice e concreto: mettere a disposizione informazioni chiare sulle destinazioni d’uso degli immobili, sulle superfici commerciali autorizzabili e sugli adempimenti necessari per aprire un esercizio alimentare. Sarebbe utile, aggiunge, individuare un referente negli uffici comunali che possa orientare gli interessati e, nel rispetto della volontà delle parti e della parità di trattamento, facilitare eventuali contatti con chi detiene la disponibilità degli spazi.«Se un grande operatore non ritiene conveniente investire in un determinato punto vendita, non significa che non possano esistere altre formule, magari più piccole e radicate nel territorio», osserva Carati.

Nessuno può garantire a priori la sostenibilità economica, ma almeno chi è disposto a provarci dovrebbe avere gli strumenti per valutare le possibilità concrete.La vicenda apre anche una riflessione più ampia sull’equilibrio della rete commerciale cittadina. Ampliare l’offerta in alcune aree mentre altri quartieri perdono i servizi di vicinato solleva interrogativi sul modello di sviluppo che Imola vuole perseguire. Non si tratta di attribuire alle nuove aperture la responsabilità della crisi Realco, che ha cause aziendali proprie, ma di chiedersi quali conseguenze abbiano per i residenti la scomparsa dei punti vendita di prossimità.

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