I Carabinieri della Stazione di Ravenna Via Alberoni hanno denunciato un 37enne e un 19enne, entrambi residenti fuori regione e già noti alle Forze dell’Ordine, ritenuti responsabili di truffa informatica in concorso. L’indagine è partita dalla denuncia di una donna del Ravennate, che aveva messo in vendita un tavolo su un noto portale di e-commerce. È una truffa online che a prima vista sembra banale, ma che mostra con chiarezza come lavorano certi malintenzionati e come si può evitare di cadere nella loro trappola, anche qui nel territorio imolese.
Come è stata raggirata la venditrice
La vicenda comincia con un annuncio come ne esistono migliaia ogni giorno, cioè un tavolo messo in vendita da una privata cittadina su un sito di compravendita molto conosciuto. Poco dopo la pubblicazione, la donna è stata contattata dai due uomini, che hanno finto un forte interesse per l’acquisto. Un acquirente troppo entusiasta, che non discute il prezzo e vuole concludere subito, è il primo campanello d’allarme che spesso viene ignorato.
Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, i due l’hanno convinta con artifici e raggiri a recarsi presso uno sportello e a effettuare sette distinte operazioni di ricarica su una carta PostePay, per un importo complessivo di 1.125 euro. La donna era convinta che quella procedura servisse a incassare il denaro della vendita. In realtà accadeva l’esatto contrario, perché i soldi uscivano dalle sue tasche e finivano sulla carta dei truffatori. È il meccanismo classico della truffa del finto acquirente, in cui la vittima crede di essere pagata e invece paga.
Le indagini e il ruolo degli uffici postali
Le indagini si sono concluse dopo un’attività definita articolata dai militari della Stazione di via Alberoni. Un contributo fondamentale è arrivato dalla stretta collaborazione con gli Uffici Postali. I Carabinieri hanno infatti potuto analizzare con attenzione i filmati dei sistemi di videosorveglianza installati presso gli sportelli dove sono stati eseguiti i prelievi del denaro.
Le immagini hanno permesso di identificare compiutamente i due presunti truffatori e di dare loro un volto, un passaggio che nelle truffe online non è mai scontato, perché chi agisce dietro uno schermo spera proprio di restare anonimo. Il momento in cui il denaro viene ritirato è spesso il punto debole di questi raggiri, dato che si svolge in un luogo fisico, sorvegliato e documentato. Questo è un messaggio utile anche per chi pensa che le truffe digitali restino senza responsabili.
Perché questa truffa online riguarda anche Imola
Il fatto è avvenuto nel Ravennate, ma lo schema non conosce confini e può colpire chiunque venda o compri tra privati, anche nel Circondario imolese. I portali di annunci sono frequentatissimi, soprattutto per mobili, elettrodomestici, biciclette e articoli per la casa. Chi vende un oggetto usato, spesso una persona che vuole recuperare qualche decina o qualche centinaio di euro, può diventare il bersaglio ideale di chi conosce questi trucchi.
Il danno, in questo caso, supera i mille euro, una cifra che per molte famiglie non è affatto trascurabile. A pesare è anche l’aspetto psicologico, perché chi cade in una truffa del genere prova spesso vergogna e rinuncia a parlarne, mentre denunciare subito aumenta le possibilità di ricostruire i movimenti e di risalire ai responsabili. Il caso di Ravenna dimostra proprio questo: la denuncia della vittima ha dato il via a un’indagine che ha portato a due nomi.
I consigli dei Carabinieri per evitare la truffa
L’Arma dei Carabinieri ha rinnovato alcune raccomandazioni per chi compra e vende online. La prima riguarda l’acquirente che chiede al venditore di recarsi a un bancomat o a uno sportello postale per sbloccare il pagamento, ricevere un vaglia o accreditare la somma. Chi vende non deve mai pagare per ricevere un pagamento, e una richiesta di questo tipo deve far interrompere subito la trattativa.
Per lo stesso motivo non vanno mai effettuate ricariche PostePay o di altre carte ricaricabili su indicazione della controparte. È meglio usare i sistemi di messaggistica integrati e le piattaforme di pagamento protette messe a disposizione dai portali di annunci, evitando di spostare la trattativa su canali privati o su app esterne, dove le tutele spariscono. Bisogna inoltre prestare la massima cautela di fronte a trattative ingiustificatamente rapide, ad acquirenti troppo premurosi o a scuse complicate per non usare i canali d’acquisto ordinari. Se si hanno sospetti o si è rimasti vittima di un raggiro, bisogna contattare subito il Numero Unico di Emergenza 112 oppure recarsi alla Stazione Carabinieri più vicina.
Come si riconosce una truffa online su una vendita tra privati
La domanda che molti si pongono è come capire in tempo che un acquirente non è affidabile. La risposta è semplice: una truffa online si riconosce quando qualcuno chiede al venditore di fare un’operazione di pagamento, invece di versargli il denaro. Un acquirente reale paga con un bonifico o con la piattaforma del sito, oppure consegna i contanti di persona e ritira l’oggetto. Se ti chiede di andare a uno sportello, di fare una ricarica o di spostarti su un’altra app, non sta comprando: sta cercando di farti pagare. In quel caso la scelta giusta è interrompere subito la conversazione, conservare i messaggi e avvisare il 112.
Hai mai ricevuto la richiesta di fare una ricarica PostePay da un acquirente online?



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