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Ascensori della stazione. Dal caldo alla realtà: la lettera di RFI che smentisce il Comune di Imola

Noi vi abbiamo sempre detto di fare attenzione a quello che viene detto, soprattutto quando qualcuno chiede i soldi a Roma in nome del “caldo”, dell’“emergenza caldo”, del “climate change”, perché dalla storia degli ascensori della stazione di Imola ne esce un’altra, e non è proprio quella che il Comune aveva messo in vetrina.

Il Comune, in un post su Facebook, aveva descritto la vicenda quasi come se si fosse trattato di un’emergenza climatica, quando gli ascensori della stazione si sono bloccati, perché le temperature alte erano diventate la causa che rendeva tutto più grave. «Una condizione resa ancora più delicata dalle elevate temperature del periodo estivo, che ha richiesto in alcuni casi l’intervento dei Vigili del Fuoco per risolvere il blocco degli ascensori», scriveva il Comune nel suo post. Ecco, questa era la narrazione che conveniva, perché con la scusa del caldo si spostava il problema della manutenzione e della vigilanza sull’andamento degli ascensori alla “crisi climatica”.

Così non si discuteva più soltanto di un ascensore che non funziona, ma di una narrazione tanto cara alla sinistra, in cui ogni disagio estivo prova che serve ancora più politica del clima e altri soldi da spendere tramite gli affidamenti diretti, perché ogni “emergenza” giustifica un affidamento diretto. Vi ricordate la richiesta di Panieri, in particolare al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, di fondi statali straordinari, simili a un nuovo PNRR per l’edilizia leggera, per installare impianti di climatizzazione, tende e schermature solari nelle scuole? Secondo voi, vista la vicenda CIMS, chi avrebbe fatto quei lavori?

Ma RFI, nella lettera inviata a una cittadina che aveva segnalato il guasto del binario 1, racconta una sequenza diversa e molto più banale. La segnalazione è del 21 luglio e il primo fermo dipende da un componente elettrico, che risulta risolto il 24 luglio. Poi l’impianto riprende a funzionare a intermittenza, finché dal 2 agosto si ferma di nuovo. Secondo l’email pubblicata dalla cittadina, RFI scrive che il danno attuale è arrivato durante l’intervento dei Vigili del Fuoco per liberare una persona rimasta chiusa, e ora il ripristino dipende dai ricambi.

Quindi non era il caldo a tenere fermo l’ascensore, ma un guasto elettrico seguito da un danneggiamento legato allo sblocco, e questa differenza non è un dettaglio da ufficio stampa. Il Comune aveva scelto la versione meteorologica perché è quella che alimenta la richiesta politica, mentre la lettera tecnica smentisce lo schema e riporta il problema dove stava in origine.

Così come Fratelli d’Italia, alla richiesta di Panieri, gli avevano ricordato che i soldi erano già stanziati dal governo Meloni, ma forse quelle somme non bastavano per una cooperativa in grande difficoltà.

Il Comune può e deve pretendere da RFI tempi certi e sostituzioni, perché i viaggiatori imolesi con richieste speciali hanno bisogno dell’ascensore, ma sicuramente non di una lezione sul “climate change” e di sapere esattamente come stanno le cose.