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Panieri e il “garante del verde”: dopo la strage degli alberi in nidificazione, arriva la presa in giro di Ferragosto

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L’intervista del Carlino a Panieri, a cento giorni dalla rielezione, conferma quello che da tempo andiamo dicendo: la riconferma non è dipesa solo dalla trogloditudine di una parte dell’elettorato, ma anche da una stampa spesso asservita. Il pezzo di Ferragosto è un’ulteriore prova, se ancora ce ne fosse bisogno, per chi ha occhi per vedere l’amministrazione per quello che è e non per quello che vuole sembrare: fuffa.
In una città dove molte strade restano colabrodi – visto che le asfaltature, finite le elezioni, hanno subito rallentato – Panieri annuncia che la Giunta parlerà di case, sport e del “garante del verde” solo dopo le ferie. Non prima, non durante: dopo. Sulle case popolari dovrebbe ancora spiegare come mai alcune riqualificazioni arrivano a costare quanto un appartamento costruito da zero. Sulla piscina dell’Ortignola non si sbilancia: “tempi della giustizia”. E qui la lunga attesa dei giudici diventa comoda copertura.
Ma la cosa più rivelatrice è un’altra. L’autore dell’articolo non chiede a Panieri che cosa diavolo sia questo “garante del verde” di cui parla adesso, dopo che nel primo mandato – e sotto gli occhi dei Verdi – si è consumata la strage di alberi adulti in piena stagione di nidificazione.
Vi rendete conto? Dopo che hanno fatto a pezzi alberi maturi proprio nel periodo della nidificazione – con tanto di scaricabarile su tecnici, progetti e “cronoprogrammi” – adesso Panieri scopre che serve un “garante del verde”. È come nominare il vigile del fuoco dopo aver dato fuoco alla casa, o istituire il garante della trasparenza dopo che i 200 mila euro di Area Blu hanno fatto un giro su qualche IBAN misterioso.
Sul Pd e il successore di Tinti ha fatto la solita litania sulla democrazia interna, quella che serve a coprire i meccanismi reali del potere locale: far finta di ascoltare i circoli, poi decidere come al solito. Sui bilanci indebitati del partito, praticamente lui, da ex segretario del Pd, non sa, non gli interessa, ma “va tutto bene”. Classico scaricabarile. Sulle Politiche del 2027 si vede chiaro che aspetta di vedere la legge elettorale per evitare di rischiare di lasciare la poltrona della città senza arrivare a quella del Parlamento.
Poi, per i cento giorni di giunta-bis, la “nuova fase” è il riciclo del vecchio: il solito elenco di cantieri già annunciati e in parte già aperti, ma niente di davvero concluso.
Insomma, un’intervista intera costruita su rinvii, scaricabarili, elenchi di cose già in corso e fiducia nel futuro. Niente bilanci concreti, niente numeri scomodi, niente responsabilità sui problemi aperti. Solo la solita retorica del “stiamo lavorando” e “da settembre”. A Imola, a quanto pare, settembre è il mese magico in cui tutto si risolverà.