In occasione della Festa del Patrono di Imola, abbiamo letto otto paragrafi di solennità, probabilmente scritti da Panieri per non dire quasi nulla, pubblicati sul sito del Comune di Imola, e un’ossessione improvvisa per l’IA. Se c’è una cosa che questo messaggio di Panieri rivela con chiarezza, è che ha paura dell’Intelligenza Artificiale, non tanto della tecnologia in sé, ma sicuramente della sua capacità di smascherare e di chi la usa per smascherarlo.
Ma, andiamo con ordine: «Desidero rivolgere a tutte e a tutti voi un profondo e sincero messaggio di speranza.» scrive Panieri, è già questo «profondo e sincero», come quando su un’etichetta industriale si scrive «prodotto di qualità», è la prima prova che non lo è, anche perché un messaggio davvero sincero non ha bisogno di autodefinirsi tale, ma uno di Panieri, a prescindere da chi lo scriva, lui o qualcuno per lui, sì, perché sa di essere un prodotto confezionato.
«Questa festa rappresenta non solo un profondo momento di devozione religiosa, ma anche un’occasione fondamentale per riaffermare i nostri valori civili… la comunità si ritrova unita, riscopre le proprie radici…» Non si scopre mai quali radici, né con quali politiche culturali concrete vengano coltivate durante l’anno — ma va bene così, perché “radici” è una parola che non si può contestare: è vaga per statuto e non impegna nessuno, né cristiani, né musulmani, né laici, ecc… e per quanto riguarda i “valori civici” quale valori l’aborto, l’eutanasia, valori del PD?
«San Cassiano… è anche il patrono degli scrittori e di coloro che fanno uso della parola e dell’intelletto.» Ecco, e qui il sindaco si costruisce da solo l’endorsement: se San Cassiano protegge chi usa “la parola e l’intelletto”, allora questo discorso pieno di parole e povero di contenuti gode già di protezione celeste e qui arriva il pezzo “forte”: l’Intelligenza Artificiale.
«Oggi, in un’epoca attraversata da trasformazioni tecnologiche senza precedenti e dall’avvento dirompente dell’Intelligenza Artificiale… Come ha sapientemente ricordato Papa Leone XIV… l’innovazione tecnologica deve rimanere sempre uno strumento al servizio della dignità umana. Abbiamo il dovere di governare questi nuovi mezzi con etica e saggezza…»
Fermiamoci un attimo. Perché un sindaco di provincia, nel giorno del santo patrono, sente il bisogno di parlare di Intelligenza Artificiale? Perché cita un’enciclica di tre mesi fa come se l’avesse meditata a lume di candela, forse mentre parlava con la fantasma di nonno Giorgio? Perché insiste tanto sull’ “etica”, sulla “saggezza”, sul “non generare nuove disuguaglianze” (Sei tu, Panieri, che scrivi ’ste robe dopo l’“etica” che hai dimostrato in Consiglio Comunale quando hai chiamato i Carabinieri per il fotografo in regola di TuttoImola? Dopo il modo in cui ti sei giustificato per non averci inviato i comunicati, solo perché non stiamo dalla parte della tua propaganda?) La risposta è semplice e un po’ imbarazzante: perché l’IA gli fa paura. Tanto, nell’enciclica Magnifica Humanitas (firmata il 15 maggio 2026 e pubblicata il 25 maggio), non esiste questa frase così come è formulata da Panieri o, forse, dal suo staff; non compare in nessuno dei passaggi ufficiali, né nella presentazione del Papa, né nei riassunti e nelle citazioni più diffuse e una sua invenzione.
L’IA fa paura a chi fa messaggi come questo, perché riesce a smontarlo frase per frase e riesce a mostrare a tutti quanta aria fritta ci sia dentro, e con l’AI non hai bisogno di una cooperativa di giornalisti che vivono di reddito di giornalanza per scrivere il pezzo. L’IA non ha rispetto per la solennità istituzionale e non si lascia abbagliare dalle citazioni papali, non confonde «fare rete» con fare qualcosa di concreto. Può rilevare in pochi secondi che il suo messaggio non contiene una sola proposta, una sola cifra, un solo impegno verificabile. Può far vedere che ogni volta che si parla di «resilienza» si sta, in realtà, celebrando il fatto che i cittadini si arrangiano da soli. Può smascherare l’ipocrisia di chi usa parole alte per non dire niente di scomodo, ma per fare tutto questo l’IA ha sempre bisogno di un input umano. Anche se un testo viene scritto da un’IA, dietro c’è sempre qualcuno che dà la direzione, che sceglie, che si deve assumere la responsabilità. Un’IA, così come una macchina fotografica nelle mani di chi sa usarla, diventa sempre l’occhio di Dio, cioè quello che ti fa vedere ciò che non vuoi che sia visto o che cerchi di nascondere.
Ecco perché il sindaco si affretta a dire che l’IA deve essere «governata con etica e saggezza». Tradotto sarebbe deve essere tenuta a bada, cioè controllata e censurata, perché la morale sinistra è sempre questa: quando la usano loro è sempre buona, quando la usano altri per smascherarli è sempre cattiva. Perché se l’IA viene lasciata libera di analizzare i discorsi pubblici, la narrativa ufficiale che da anni abbindola gli elettori rischia di cadere a pezzi. E allora sì che diventano pericolose le «nuove disuguaglianze»: quelle tra chi continua a produrre retorica vuota e chi, grazie a uno strumento neutrale, riesce finalmente a vederla per quello che è e a farlo vedere anche agli altri. Però, con IA o senza AI, non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere.. perché dietro tutto il discorsetto (fragilità, rete sociale, solidarietà, resilienza, pace e “volto umano” restano solo parole vuote, mentre di fatti concreti, numeri, risorse, risultati e impegni verificabili, nel discorso, non c’è traccia: dove dovrebbe esserci amministrazione troviamo solo propaganda, dove dovrebbero esserci risultati troviamo solo fumo negli occhi.
fonte foto https://www.facebook.com/comuneimola
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