Autovelox del Piratello, Carapia (FdI): “I dati ufficiali confermano i nostri storici allarmi su questo impianto nato male e gestito peggio. Quasi 12mila multe in tre mesi e mezzo: la sicurezza stradale è solo un paravento per mascherare il solito e inaccettabile bancomat del Comune”
I dati ufficiali emersi dall’accesso agli atti che abbiamo fortemente voluto parlano chiaro, anzi urlano, e non lasciano più alcuno spazio a interpretazioni di comodo o a smentite da parte della giunta: l’autovelox fisso installato nel centro abitato del Piratello non serve e non è mai servito a fare reale prevenzione stradale. Il suo unico, vero scopo è quello di fare cassa gravando pesantemente sulle tasche dei cittadini, proprio come avevamo ampiamente previsto, argomentato e denunciato pubblicamente fin dal primo giorno della sua contestatissima installazione sulla Via Emilia.
A dichiararlo in una nota durissima è Simone Carapia, Vicepresidente del Consiglio Comunale di Imola ed esponente di Fratelli d’Italia, che riavvolge il nastro delle storiche e accese battaglie portate avanti dal centrodestra contro il posizionamento di questo specifico dispositivo elettronico e analizza minuziosamente i numeri ufficiali appena estratti dal sistema di gestione “PIEMME” in uso al Comando della Polizia Locale del Nuovo Circondario Imolese, relativi al periodo compreso tra il 1° marzo e il 15 giugno 2026
I numeri complessivi che abbiamo tirato fuori da questa istruttoria sono a dir poco spaventosi e tratteggiano il profilo di un salasso scientifico ai danni della collettività, attacca il Vicepresidente del Consiglio Comunale. In appena 107 giorni di rilevazione, questa singola postazione remota ha sfornato la bellezza di 11.851 sanzioni totali. Questo significa che l’impianto viaggia a una media impressionante e costante di oltre 110 multe quotidiane, giorno e notte, senza sosta. Ma è andando a spaccare il capello e analizzando le percentuali interne a questi flussi che emerge la reale e inquietante natura di tutta questa operazione esattoriale.
Delle quasi dodicimila contravvenzioni totali, ben 10.746 sanzioni, che equivalgono alla schiacciante percentuale del 90,67% del totale complessivo, appartengono alla violazione del comma 7 dell’articolo 142 del Codice della Strada. Parliamo, tradotto in termini pratici, di piccoli e millimetrici superamenti del limite consentito, ovvero velocità che stanno entro i 10 km/h al netto della tolleranza legale a favore del trasgressore. Dietro a quel novanta per cento abbondante non ci sono i piloti di Formula 1 o i criminali della strada: ci sono padri e madri di famiglia, pendolari, artigiani, commercianti e lavoratori dipendenti che ogni santo giorno percorrono la via Emilia per recarsi al lavoro e che si vedono recapitare a casa verbali salatissimi a causa di distrazioni minime, magari agevolate da flussi di traffico particolari.
Se a questo dato schiacciante andiamo ad aggiungere anche le 1.391 multe registrate ai sensi del comma 8 dello stesso articolo, che copre gli eccessi compresi tra gli 11 e i 40 km/h ed equivale all’11,73% delle sanzioni, arriviamo alla matematica e scandalosa certezza che il 99,8% dei provvedimenti totali colpisce le fasce più basse della scala sanzionatoria. Al contrario, se guardiamo alle violazioni che mettono davvero a repentaglio l’incolumità pubblica e la sicurezza stradale, i numeri crollano verticalmente smentendo la retorica della prevenzione: i superamenti consistenti tra i 41 e i 60 km/h si attestano a un misero 0,15% con appena 18 multe in tre mesi e mezzo, mentre per i superamenti oltre i 60 km/h registriamo uno 0% assoluto con zero sanzioni all’attivo. Questa è la prova provata, nero su bianco, di quanto sosteniamo da anni in Consiglio Comunale: questo autovelox non intercetta i pirati della strada, ma falcidia la gente comune che viaggia per necessità.
Carapia sposta poi l’accento su un altro indotto economico estremamente pesante, anch’esso oggetto di passate contestazioni da parte del gruppo consiliare: In tutta questa vicenda, oltre al danno economico diretto della multa, per i cittadini scatta la beffa intollerabile dei costi accessori di spedizione. Come si evince chiaramente dalla risposta ufficiale del Comando, ogni singolo verbale postalizzato e inviato a casa comporta una spesa fissa, connessa e necessaria per la notificazione, pari a 11,67 euro ai sensi dell’art. 201 del Codice della Strada. Se prendiamo la calcolatrice e moltiplichiamo questa tariffa fissa per gli 11.851 verbali emessi nel periodo in questione, scopriamo che i cittadini che transitano nel territorio di Imola verseranno complessivamente la bellezza di 138.298,17 euro solo ed esclusivamente per pagare le spese di spedizione postale. Si tratta di una vera e propria tassa occulta che esce dalle tasche del territorio per andare a foraggiare i meccanismi burocratici delle notifiche degli atti giudiziari, un carico fiscale accessorio iniquo che va a sommarsi a sanzioni base già pesantissime, che ricordiamo passano dai 42 euro minimi diurni fino alle mazzate delle violazioni notturne maggiorate di un terzo tra le 22:00 e le 7:00.
La storia di questo impianto al Piratello è purtroppo la cronaca annunciata di un salasso finanziario che avevamo ampiamente previsto, una manovra per rimpinguare i bilanci comunali mascherata dietro la bandiera della sicurezza stradale, conclude l’esponente di Fratelli d’Italia. Come gruppo consiliare ribadiamo con fermezza la nostra posizione: la vera sicurezza e la diminuzione dell’incidentalità si ottengono presidiando fisicamente le strade con il personale in divisa e posizionando le pattuglie della Polizia Locale in modalità visibile sul territorio. La presenza fisica degli agenti offre una deterrenza reale, immediata e educativa in tempo reale, mentre la delega cieca a macchine automatiche serve solo a punire a posteriori e a fare cassa a babbo morto. Chiediamo ufficialmente all’Amministrazione Comunale di Imola di fare un bagno di umiltà, di analizzare questi dati con onestà intellettuale senza nascondersi dietro ai soliti paraventi ideologici e di procedere a una revisione radicale, se non allo smantellamento, di questa postazione fissa che ad oggi si configura come un vero e proprio cappio al collo dei contribuenti e dei lavoratori.
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