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Il sindaco dei selfie, delle buche e delle multe è stato riconfermato dopo l’astensionismo record a Imola

Imola, 26 maggio 2026 – C’è chi lo chiama “risultato storico” perché sa che al loro sindaco selfie piace essere adulato, ma noi lo chiamiamo più realisticamente vittoria preoccupante dell’astensionismo record: crollo di oltre 12 punti rispetto al 2020.

Panieri è stato riconfermato sindaco di Imola con il 72,55% dei voti di quelli che sono andati a votare, cioè solo il 54,5% degli aventi diritto. Tradotto in soldoni: su dieci imolesi, più di quattro hanno detto “fate un po’ come vi pare” e sono rimasti a casa, ma di questi a lui non importa. Cioè, 7.000 imolesi in meno ai seggi sono solo un dettaglio statistico da liquidare con un’alzata di spalle: “nessuna tragedia”.

Panieri ama ripetersi “sindaco del fare”, peccato che dopo cinque anni di mandato la città conti ancora le stesse buche croniche, cantieri che durano più delle legislature (Bretella) e un autovelox al Piratello diventato simbolo di una certa idea di amministrazione: incassare multe piuttosto che risolvere problemi.

La lista civica “Imola Corre”, al 22%, viene presentata come un grande successo personale. In realtà è la dimostrazione che Panieri ha dovuto crearsi un contenitore parallelo perché il PD da solo, pur forte, non bastava più a convincere gli elettori. Una mossa astuta, ma che rivela anche un limite: serve una civica “plastificata” dal sindaco per tenere in piedi la coalizione.

Adesso però arriva anche il richiamo ad “abbassare i toni”, dopo una campagna in cui l’opposizione ha osato toccare i nervi scoperti della città (Area Blu, strade, multe, centro storico). È la classica mossa di chi vince e subito dopo chiede “pacificazione”. Quando lui era sui banchi dell’opposizione gridava a una “giunta incapace, arrogante e isolata”, ma quando governi e stravinci con l’astensionismo record invochi toni bassi e “rispetto delle istituzioni”.

Il suo primo pensiero lucido da sindaco bis sembra essere uno solo: riportare il Gran Premio a Imola. Non per la città, non per gli imolesi, ma evidentemente per il suo personale progetto di visibilità. Peccato che sia scomparso proprio sotto di lui. Adesso lo vuole riportare, spalleggiato dal Governo di Roma, cioè dal partito delle opposizioni.

Per ora dice che resterà a Imola fino al 2031, ma appena arriveranno le elezioni politiche nazionali si scoprirà improvvisamente che «gli imolesi me lo chiedono» e si dimetterà in corsa, lasciando la città al suo destino, cosi vedremo quanto durerà questo “penso solo alla mia città”.