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Crypto, contanti e sospetti riciclaggi: la Guardia di Finanza mette sotto controllo una rete nazionale di ATM digitali

La Guardia di Finanza di Bologna ha eseguito un’importante operazione nel settore delle criptovalute, dando attuazione a un provvedimento del Tribunale di Bologna – Sezione Misure di Prevenzione – che ha disposto l’amministrazione giudiziaria di una società di capitali operante su scala nazionale come exchange di cripto-attività. Il provvedimento, richiesto dalla Procura della Repubblica di Bologna – dipartimento reati economici, è stato adottato ai sensi dell’articolo 34 del Codice Antimafia e rappresenta, secondo quanto evidenziato dagli investigatori, la prima applicazione di uno strumento di controllo giurisdizionale antimafia a un operatore del settore delle criptovalute.

Secondo quanto riportato nel comunicato della Guardia di Finanza, l’azienda coinvolta operava attraverso una rete di crypto ATM distribuiti in diverse province italiane e consentiva la conversione tra denaro contante e criptovalute come Bitcoin ed Ethereum. Nel corso delle attività è stato disposto anche il sequestro di 39 dispositivi ATM, di circa 380.000 euro in contanti e di un sito internet utilizzato per la promozione dei servizi di scambio.

Dalle indagini sarebbe emerso che la società, pur formalmente attiva nel settore degli scambi digitali, non sarebbe stata in possesso delle necessarie autorizzazioni per operare secondo la normativa di settore e avrebbe presentato profili di criticità rispetto agli obblighi antiriciclaggio. In particolare, gli inquirenti indicano che una quota significativa delle operazioni effettuate attraverso la piattaforma sarebbe risultata compatibile con transazioni a rischio di riciclaggio, in un contesto in cui la possibilità di trasformare contante in valuta virtuale può facilitare l’occultamento dell’origine dei fondi.

Il comunicato sottolinea inoltre che l’attività di controllo svolta nel tempo avrebbe evidenziato l’adozione, da parte della società, di modelli operativi ritenuti non adeguati ai presidi richiesti dalla normativa antiriciclaggio, consentendo in concreto la movimentazione di ingenti somme riconducibili a una vasta platea di soggetti, alcuni dei quali risultano indiziati di attività illecite. Proprio per questo il Tribunale ha ritenuto necessario l’intervento della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria, finalizzata non alla cessazione dell’attività economica ma alla sua prosecuzione sotto controllo pubblico, attraverso la nomina di un amministratore incaricato di rafforzare le procedure interne e garantire il rispetto delle regole.

L’intervento si inserisce, come evidenziato dalla Guardia di Finanza, in un più ampio quadro di attenzione verso i sistemi alternativi di trasferimento di valore rispetto al circuito bancario tradizionale, in particolare quelli legati alle criptovalute, considerati sempre più esposti a possibili utilizzi distorsivi e a fenomeni di infiltrazione criminale nell’economia legale.