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Nursind: “Non bastano più i grazie. Senza infermieri non si possono garantire le cure”

Dopo la Giornata internazionale dell’infermiere celebrata ieri, arriva un nuovo grido d’allarme del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che denuncia una situazione sempre più critica nella sanità pubblica, tra carenza di personale, stipendi bassi e condizioni di lavoro giudicate ormai insostenibili.

In un comunicato diffuso il 12 maggio, il sindacato sottolinea come la ricorrenza non possa trasformarsi soltanto in una giornata fatta di “ringraziamenti e celebrazioni formali”, mentre nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali cresce il rischio concreto di non riuscire più a garantire adeguatamente le cure ai cittadini.

“Oggi non siamo più davanti a un semplice disagio professionale – dichiara Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind – ma a una vera emergenza sanitaria e sociale”. Secondo il sindacato, il sistema sanitario starebbe progressivamente perdendo attrattività, sia per quanto riguarda la professione infermieristica sia per il territorio regionale stesso.

I numeri citati nel comunicato mostrano un forte calo delle candidature ai concorsi pubblici. Prima della pandemia da Covid, spiegano dal Nursind, le graduatorie arrivavano anche a 3-4 mila infermieri, mentre oggi nei bandi che coinvolgono quattro ospedali dell’area bolognese si fatica a raggiungere le 750 domande. Ancora più marcato il confronto con il grande concorso unificato del 2016, che aveva raccolto oltre 14 mila candidature.

Tra i problemi evidenziati dal sindacato ci sono i carichi di lavoro elevati, la difficoltà nel conciliare vita privata e professionale, l’assenza di prospettive di crescita e il costo della vita sempre più alto in città come Bologna. Nel comunicato si parla apertamente di affitti elevati e stipendi che non crescono, situazione che spingerebbe molti professionisti sanitari a trasferirsi altrove.

Il Nursind ricorda inoltre di avere già chiesto dal 2024 misure straordinarie come piani casa per il personale sanitario, investimenti regionali e politiche per rendere nuovamente attrattiva la professione infermieristica.

Secondo le stime riportate dal sindacato, entro il 2030 in Emilia-Romagna potrebbero mancare fino a 7.600 infermieri. Una prospettiva che, secondo il Nursind, rischia di mettere seriamente in difficoltà il futuro della sanità pubblica.

“Dire grazie non basta più – conclude Rodigliano –. Senza infermieri non c’è cura. Non è una frase ad effetto, ma la realtà della nostra sanità”.