Tra le stazioni animate dai giovani, una figura in particolare ha lasciato il segno: quella di Eric Bertonello, al suo terzo anno nel ruolo di Gesù.
Abbiamo scambiato qualche parola con lui subito dopo la rappresentazione. Ecco cosa ci ha raccontato: «Letteralmente al settimo cielo. È già il terzo anno che lo faccio e ogni volta che salgo lì sopra è come se fosse la prima volta. L’emozione è alle stelle, al massimo. Tutti gli anni non vedo l’ora di rifarlo proprio per risentire questa emozione e per interpretare il nostro Signore».
Eric racconta che l’opportunità gli è stata data tre anni fa e da allora ogni edizione è unica:
«Mi è stata data questa opportunità e ripeto, tutte le volte è come se fosse la prima. Ne sono molto onorato perché mettersi nei panni – seppur ovviamente con tutte le differenze – di nostro Signore è qualcosa di unico, di emozionante». Poi aggiunge un pensiero profondo che va oltre la recitazione:
«Quello che facciamo lassù è sostanzialmente quasi una recitazione, ma in realtà quello che provo è vero. Noi dobbiamo pensare che quello che sta lì sopra, in questo caso io, sta portando sostanzialmente la croce di tutti. Secondo me tutti noi dobbiamo portare la nostra croce nella nostra vita, perché la nostra vita è una Via Crucis».
Un ringraziamento speciale a Eric per aver condiviso con semplicità e sincerità la sua esperienza. La sua testimonianza ci ricorda che la Passione non è solo memoria storica, ma un cammino che ciascuno di noi è chiamato a vivere ogni giorno. Grazie a tutti i giovani che hanno animato la Via Crucis di Imola e a chi, come Eric, si presta con il cuore per far rivivere questi momenti così intensi di fede.
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