Da oggi chi circola con un monopattino elettrico senza il contrassegno identificativo rischia multe da 100 a 400 euro. È scattato infatti l’obbligo del cosiddetto “targhino”, un adesivo plastificato da applicare sul veicolo, introdotto dal ministero delle Infrastrutture per mettere un po’ d’ordine in un settore cresciuto in modo selvaggio negli ultimi anni.
La misura, salutata dal governo Meloni e in particolare dal ministro Salvini come “un passo avanti per la sicurezza stradale”, arriva però in un clima di forte irritazione tra i cittadini. Uffici della Motorizzazione presi d’assalto, ritardi nelle consegne e migliaia di pratiche ancora inevase hanno creato il classico caos all’italiana. Associazioni come Codacons e Assoutenti hanno lanciato appelli per una proroga, sottolineando che chi ha presentato domanda in tempo non può essere multato per colpe burocratiche. Eppure, al momento, non sembra esserci margine per rinvii.
Molti proprietari di monopattini privati, ma anche le società di sharing, si ritrovano in difficoltà. Il contrassegno costa intorno ai 30-35 euro tra diritti, bollo e produzione, e va richiesto online sul Portale dell’Automobilista o presso gli sportelli competenti. L’adesivo, con codice alfanumerico, va attaccato sul parafango posteriore o sul piantone anteriore. Semplice sulla carta, ma complicato nella pratica per chi è rimasto in attesa delle consegne.
Sui social e tra le strade il tono prevalente è di fastidio. C’è chi parla di “l’ennesima tassa mascherata”, chi ironizza sulla facilità con cui l’adesivo potrebbe staccarsi e chi, più pragmaticamente, dubita che i controlli saranno davvero efficaci. «Voglio vedere i vigili che fermano i monopattini», è un commento ricorrente. Dall’altra parte, sindaci e chi vive ogni giorno il caos di marciapiedi e piste ciclabili accoglie positivamente la norma, sperando serva a identificare chi causa incidenti o abbandona i mezzi in modo selvaggio.
L’obbligo assicurativo RC, inizialmente previsto in contemporanea, è stato saggiamente rinviato al 16 luglio proprio per dare il tempo di assorbire l’impatto della prima fase. Intanto, oggi segna l’inizio di una nuova era per la micromobilità elettrica in Italia: da mezzo libero e informale a veicolo che, almeno sulla carta, deve avere un’identità precisa.Resta da vedere se i buoni propositi di maggiore sicurezza si tradurranno in controlli effettivi o rimarranno l’ennesima regola rispettata solo da chi è in regola. Per ora, il sentimento diffuso è quello di una rassegnata sopportazione: un’altra complicazione da gestire in una vita già piena di burocrazia.
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