Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati a votare su una riforma costituzionale che propone di separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri, di introdurre il sorteggio per i componenti togati del CSM e di creare un’Alta Corte disciplinare separata. La domanda al centro del referendum è chiara: vogliamo mantenere il sistema attuale o correggere le distorsioni più evidenti? Eppure, adesso, qualcuno della campagna del No sembra concentrarsi su un unico bersaglio: Luca Palamara, l’ex consigliere del CSM ed ex presidente dell’ANM, radiato nel 2020 a seguito dello scandalo del 2019.
Palamara è diventato il “testimonial scomodo” del Sì, per quelli del NO e adesso chi lo attacca sostiene che il suo appoggio renda la riforma sospetta, da più potere alla politica o serve interessi oscuri, dopo la notizia, diffusa dall’ANSA il 3 marzo 2026, secondo cui Palamara avrebbe richiesto a Perugia la revoca del patteggiamento.
Peccato che il referendum non chieda nulla di tutto questo, non si vota per riabilitare Palamara, non si vota per cancellare la sua radiazione né per archiviare i suoi procedimenti. La vera domanda riguarda il CSM e il modo in cui i magistrati vengono scelti: vogliamo continuare con un sistema in cui le nomine sono controllate dalle correnti o preferiamo un metodo che riduca al minimo le lottizzazioni, le promozioni pilotate e gli scambi di favori?+
In un Paese dove la memoria è selettiva e la politica si nutre di ipocrisie, il caso di Palamara rappresenta un paradosso illuminante. Fu proprio la sua vicenda a svelare come le nomine al CSM venissero discusse come in un “mercato delle vacche”, con politici e magistrati che si accordavano in alberghi romani per pilotare carriere e indagini, con logge segrete (forse di queste logge parlava Grattieri…), pressioni esterne e un correntismo endemico che ha minato l’indipendenza della magistratura. Per anni certi ambienti hanno tollerato, o addirittura sfruttato, le sue frasi per colpire il centrodestra: chat del 2018-2019 riportavano espressioni come “Salvini va attaccato” o “quella merda di Salvini”. Eh, all’epoca andava bene, ma oggi che Palamara sostiene il Sì, improvvisamente diventa inaccettabile.
Nei suoi libri Palamara ha spiegato che solo meccanismi come il sorteggio possono spezzare quella macchina, e proprio per questo sostiene il Sì, ma adesso c’è chi usa la sua figura come clava contro il Sì evitdano accuratamente la vera domanda: quel correntismo che lui ha rivelato va mantenuto o va eliminato? Quindi, ricordiamo a tutti il referendum non è su Palamara, è su quello che che proprio lui ha svelato, cioè quel sistema marcio dentro la Magistratura: correnti, nomine pilotate, influenze politiche e logge segrete nel CSM.
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