Castel San Pietro Terme, 15 gennaio 2026 – La sindaca Francesca Marchetti definisce il piano MIM “una scelta sbagliata e ingiustificata” che “rischia di avere ricadute negative” sul territorio, compromettendo “l’equilibrio costruito negli anni tra scuole, famiglie e comunità locali”. Sottolinea che a Castel San Pietro la scuola è “presidio educativo, sociale e civico fondamentale”, che non esiste “alcuna emergenza” per ulteriori accorpamenti e che il rischio è creare istituti “sovradimensionati, più difficili da gestire e meno capaci di rispondere ai bisogni specifici”.
Peccato che il comunicato ometta la verità di fondo: non si tratta di un capriccio ministeriale, ma di un obbligo vincolante previsto dal Pnrr (accordo Draghi 2021), legato al rilascio dei fondi europei. L’Emilia-Romagna è virtuosa (994 alunni per istituto, sopra la media nazionale di 938), ma il piano nazionale impone un riequilibrio complessivo: da 532 a 515 autonomie scolastiche. La Regione ha rifiutato il confronto, ignorato proroghe e diffide, fino al commissariamento deciso dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio.Marchetti ha ragione sui rischi concreti per realtà come la nostra – “complicanze organizzative”, “maggiore complessità nella gestione dei plessi”, perdita del modello “a misura di comunità” – ma sbaglia a negare l’emergenza nazionale e a presentare il Pnrr come mero “risparmio”: è efficientamento, non tagli indiscriminati.
Opporsi senza alternative concrete mette a rischio l’ultima rata Pnrr e l’avvio regolare dell’anno scolastico 2026/27.Il confronto invocato dalla sindaca con sindacati e istituzioni è urgente e necessario, ma non può fondarsi su una narrazione che ignora gli impegni presi con l’Europa. Altrimenti la difesa della “scuola a misura di comunità” resta solo uno slogan, mentre studenti, famiglie e personale ATA pagano il prezzo più alto.
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