TuttoImola.it

Sito di informazione, opinione, satira e cultura da Imola, Romagna e Area Metropolitana

Le donne votarono per la Monarchia e la Repubblica nacque anche grazie ai fascisti

Ogni anno, in occasione del 2 giugno, si celebra con enfasi il diritto di voto concesso alle donne nel 1946. È diventata una narrazione quasi obbligatoria: l’ingresso delle italiane nella vita politica come momento di progresso, emancipazione e fondamento della Repubblica democratica. Ma, questa retorica tende a sorvolare su un dato storico scomodo: le donne italiane votarono, nel complesso, più per la Monarchia che per la Repubblica.

Il 2 giugno 1946 circa 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini si recarono alle urne. La Repubblica vinse con il 54,3% contro il 45,7% della Monarchia. Ma gli studi e le analisi dell’epoca concordano su un punto: l’elettorato femminile inclinò in misura maggiore verso la Corona, soprattutto al Sud e nelle aree rurali e conservatrici. Molte donne videro nel Re un simbolo di ordine, stabilità e tradizione dopo gli anni della guerra, della fame e delle distruzioni.

Invece, furono gli uomini, più che le donne, a determinare la vittoria repubblicana, in particolare nel Nord industrializzato e tra le classi operaie e antifasciste. C’è però un secondo elemento che la memoria pubblica contemporanea preferisce spesso rimuovere: la Repubblica nacque anche grazie al voto di molti fascisti, o ex fascisti, del Nord.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’esperienza della Repubblica Sociale Italiana, una parte consistente dell’elettorato con background fascista considerava Casa Savoia colpevole di tradimento. Vittorio Emanuele III era diventato “il Re fellone” per aver fatto arrestare Mussolini e abbandonato Roma. La propaganda di Salò aveva martellato per mesi su questo tema.

Di conseguenza, nel Nord Italia – dove la RSI aveva avuto maggiore consenso – molti voti repubblicani arrivarono proprio da ambienti ex fascisti o nostalgici che non perdonavano ai Savoia. Mentre il Sud rimaneva fortemente monarchico, al Nord la Repubblica raccolse anche questi consensi anti-sabaudi.

La vittoria della Repubblica fu quindi il risultato di una coalizione paradossale e contraddittoria: elettori antifascisti di sinistra e liberali, donne conservatrici che spingevano verso la Monarchia ed ex fascisti del Nord che volevano punire i Savoia.

Oggi questa complessità viene spesso appiattita. Si esalta il voto femminile come atto fondativo della democrazia repubblicana, ma si tace che quel voto fu prevalentemente monarchico. Allo stesso modo, si racconta la nascita della Repubblica come un trionfo netto dell’antifascismo, sorvolando sul contributo decisivo del rancore anti-monarchico di chi aveva sostenuto Salò.