Le imprese funebri del territorio sono state contattate dalla direzione Asl di Imola il 24 Maggio 2018 per le nuove disposizioni in merito alla vestizione delle salme nella camera mortuaria di Imola e di Castel San Pietro.
Si conviene che la vestizione salme non è una prestazione sanitaria ma bisogna tenere conto delle diverse realtà in tutto il territorio emiliano romagnolo.

Per non parlare della struttura di Castel S.Pietro che definire la zona vestizioni fatiscente è un eufemismo.
Tornando ai provvedimenti che si vogliono prendere è da ricordare che tutti i comuni del circondario non hanno un Deposito Osservazione Salme, il DOS per intenderci e per anni hanno versato nelle casse dell’Asl, proporzionalmente alla popolazione di ognuno, notevoli importi di danaro pubblico per coprire questa carenza. Una convenzione ancora in essere che dovrebbe concludersi nel 2019.
Ma in questa situazione chi controlla? Da quello che si vocifera ci sono stati, in passato, episodi poco chiari e questi provvedimenti sull’anticorruzione sembrano non aiutare.
Potrebbe verificarsi, nel peggiore delle ipotesi, che il personale faccia le vestizioni dietro compenso di un’impresa e chi in questo caso riuscirebbe ad investigare, controllare e denunciare i fatti ? Non certamente l’ausl che a stento garantisce un servizio che i cittadini pagano lautamente (le criticità sono sotto gli occhi di tutti)

Mai e poi mai uno dovrebbe pensare che dietro a questo ci sia una sorta di “vendita dei morti”, non solo in camera mortuaria, ma anche nei reparti dell’ospedale, ma questi provvedimenti sembrano davvero avere un effetto contrario….sparare sul mucchio e fare continuamente pagare il cittadino per un servizio deficitario non aiuta a risolvere il problema camera mortuaria.
Simone Carapia
Capogruppo Lega Circondario Imolese
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