No agli alloggi pubblici assegnati a vita, per evitare che continui ad abitarvi chi ha maturato redditi superiori o accumulato patrimoni ingenti e garantire invece l’ingresso a chi davvero ne ha bisogno, e magari è da tempo in lista d’attesa. Sono questi i cardini sui quali si basa la delibera della giunta regionale dell’Emilia Romagna n. 894 del 13 Giugno 2016 “Determinazione dei requisiti economici per l’accesso e la permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica e delle modalità per il calcolo e l’applicazione dei canoni Erp”. In sostanza, la delibera regionale stabilisce nuovi criteri per l’assegnazione e la permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) a favore di chi si trova in particolari situazioni economiche, abbassando la soglia ISEE per mantenere il diritto alla permanenza e introducendo novità anche nel calcolo del canone d’affitto.
Nei giorni scorsi il Comune di Imola ha predisposto una propria delibera, che recepisce il suddetto provvedimento della giunta regionale, che è stata esaminata oggi in Commissione consiliare “Sanità, politiche sociali, qualità sociale, famiglie”, in vista poi della successiva discussione in consiglio comunale per l’approvazione. Una riforma che riguarda soprattutto le condizioni necessarie a mantenere il diritto a risiedere nell’alloggio pubblico assegnato e che punta a creare le condizioni per un’equa rotazione degli ingressi.
Permanenza, si abbassa la soglia Isee – Si abbassa la soglia per mantenere il diritto di permanenza nell’alloggio: viene fissata a 24.016 euro di reddito ISEE e a 49.000 euro di patrimonio mobiliare. Naturalmente, chi supererà queste soglie non potrà più abitare negli alloggi Erp. Si introduce quindi il tema della rotazione degli alloggi. Secondo la nuove regole la casa pubblica non può essere un diritto acquisito per tutta la vita, ma, invece, occorre sempre verificare il mantenimento dei requisiti. Sono previste delle deroghe che riguardano i nuclei ritenuti vulnerabili o fragili, a condizione che non superino di oltre il 20% (28.820 euro) il limite ISEE o che non posseggano un patrimonio mobiliare superiore a 58.800 euro.
Canone oggettivo – Si cambia anche per quanto riguarda il canone d’affitto degli alloggi Erp. Per stabilirne l’entità, viene introdotto il canone oggettivo, che corrisponde a un sistema di calcolo più semplice, oggettivo e omogeneo fra tutti i territori regionali.
Il canone oggettivo tiene conto di una serie di indicatori, quali la superficie netta dell’alloggio, alcune delle sue caratteristiche qualitative (livello del piano, dotazione di ascensore, cortile, giardino, terrazzo e anno di costruzione), l’ampiezza demografica del Comune di ubicazione dell’alloggio (fino a 10.000 abitanti, oltre 10.000, capoluogo di Provincia) e la zona (rurale o urbana) , che determinano tre distinte fasce di canone (bassa, medio, alta).
Si conferma una “fascia di protezione” per le famiglie a basso reddito (fino a 7.500 euro di ISEE) che potranno usufruire di una sorta di canone sociale determinato in base al solo reddito del nucleo.
Visani: “regole trasparenti e maggiori controlli” – “Finalmente dopo tanti anni in cui se ne parla, la nostra Regione ha approvato una riforma completa e generale dei requisiti di entrata e uscita dalle case popolari. Un nuovo insieme di regole molto chiare e trasparenti che determineranno maggiore equità sociale e andranno incontro a chi ha veramente bisogno”, afferma Roberto Visani, vicesindaco e assessore alla Casa.
Per Visani “si va nella direzione, che da sempre proponiamo, di un welfare temporaneo, dinamico e non per tutta la vita. Le case popolari sono occupate per oltre il 95% da famiglie che ne hanno tutto il diritto e potranno continuare a rimanervi. Anche le persone molto anziane o i disabili non verranno in nessun modo cacciate. Ma ci sono situazioni con nuclei familiari che presentano redditi e patrimoni tali da potersi permettere soluzioni abitative anche nel libero mercato. In questo modo i nuclei familiari in graduatoria potranno avere qualche speranza in più. Proseguiremo inoltre i controlli e gli accertamenti sui redditi e sui patrimoni dichiarati dagli inquilini per scovare e stanare i furbetti che presentano false dichiarazioni. L’obiettivo è quello di garantire gli inquilini onesti e corretti e tutelare i diritti di chi ha veramente bisogno”.




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