La cooperativa Cims di Borgo Tossignano è in profonda crisi. 206 dipendenti dei settori edile e multiservizi, più l’indotto, si trovano da settimane con il futuro sospeso. Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Emilia-Romagna, ha chiesto interventi immediati: cassa integrazione straordinaria, piano di risanamento serio e un ruolo attivo della Giunta regionale per salvare posti di lavoro e tessuto produttivo della Valle del Santerno. Fin qui la politica che fa il suo mestiere, poi però viene naturale una domanda scomoda.
Chi sa quanti di questi 206 lavoratori, alle ultime elezioni, hanno votato PD o per le liste di area Panieri? Adesso, giustamente, tocca arrangiarsi. Perché ad Imola e dintorni da anni si parla solo di “sviluppo”, “crescita”, “innovazione”, “territorio che attrae”, bla bla… Peccato che quando arriva la crisi si scopre quanto sia difficile trovare un altro posto di lavoro e quanto sia ancora più difficile aprire un’attività in proprio.
Il “partitone” ha governato a lungo queste zone costruendo un modello economico basato sulla dipendenza dagli affidamenti diretti, dalle cooperative amiche e dalle commesse pubbliche. Poca concorrenza vera, poca diversificazione, poca cultura d’impresa indipendente ed ecco il risultato: una desertificazione industriale mascherata da “modello emiliano”. Quando una cooperativa va in crisi, non c’è un tessuto produttivo alternativo pronto ad assorbire le persone, c’è solo l’attesa della prossima cassa integrazione o del prossimo tavolo in Regione.
Ora queste famiglie stanno toccando con mano quanto sia fragile il sistema, non bastano i comunicati e el elezioni stravinte, servirebbe un cambio di paradigma: meno assistenzialismo mascherato da solidarietà e più condizioni reali per creare lavoro e impresa. Ma questo, da queste parti, è un discorso che ancora fa fatica a entrare nel dibattito.
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