Imola, 26 ottobre 2026. Il sindaco Marco Panieri, l’assessora Alba Natali e la direttrice generale dell’Ausl Agostina Aimola hanno fatto la loro bella passeggiata al Pronto Soccorso dell’ospedale Santa Maria della Scaletta. Hanno visitato i “nuovi spazi” del triage, si sono fatti fotografare, hanno rilasciato dichiarazioni di circostanza e hanno ringraziato “chi ogni giorno si prende cura delle persone”.
Il comunicato ufficiale parla di “riqualificazione”, di “ascolto del personale”, di “miglioramento della sicurezza e della privacy”. Suona bene, ma la realtà, nuda e cruda, è un’altra: quei lavori non sono stati fatti per far stare meglio i cittadini che arrivano al pronto soccorso. Sono stati fatti per blindare gli operatori. In pratica, Imola ha un Pronto Soccorso messo in gabbia, perchè a Imola la sicurezza manca. Lo sanno tutti quelli che lavorano lì dentro, lo sanno i pazienti che a volte aspettano ore e ore in un ambiente dove la tensione e la violenza sale proprio per questo. Allora si costruiscono spazi “più sicuri”, si creano barriere, si separano, si proteggono, ma come al solito non si interviene alla radice del problema (carenza di personale, tempi di attesa, mancanza di tutela reale), si mette del cemento e del vetro tra chi cura e chi viene curato e poi si vende il tutto come un “segnale forte e concreto” di attenzione.
Il sindaco dice: «Prendersi cura di chi cura è essenziale»ma prendersi cura di chi cura non significa rinchiuderlo in una versione sanitaria di un bunker. Significa garantire condizioni di lavoro dignitose, organici sufficienti, tempi di risposta decenti e, soprattutto, sicurezza vera. Non una sicurezza fatta di porte blindate e percorsi separati che trasformano il triage in un posto di controllo.
La direzione aziendale e il dottor Rodolfo Ferrari ringraziano l’Amministrazione per la “costante attenzione”. Attenzione a cosa, esattamente? A mettere una pezza mediatica su un problema strutturale che da anni grida vendetta? A Imola il pronto soccorso non ha bisogno di nuovi arredi e di spazi “più funzionali”, ma di più personale. Questi “nuovi spazi” non sono un’innovazione, sono la prova di un fallimento. Un’ammissione che a Imola con un coso inutile che aveva la delega alla sanità il pronto soccorso è diventato un posto da proteggere, non da valorizzare. E mentre si taglia il nastro e si rilasciano comunicati zuccherosi, i cittadini continuano a entrare in un sistema che, per difendersi, si barrica.
Benvenuti al Pronto Soccorso blindato di Imola, dove la priorità non è più curare le persone, ma sopravvivere a loro.



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