La lettera del Vescovo Ghirelli, rivolta alle comunità musulmane presenti nella Diocesi, ha fatto sorgere un dibattito fra favorevoli e contrari, oppure nel reclamare tarature più accurate nelle espressioni usate.
Dal canto proprio ImolaMigliore comprende l’ansia e il dolore che hanno guidato la presa di posizione di Monsignor Ghirelli e ne condivide lo sgomento e le perplessità su tale silenzio di fronte a fatti gravissimi di persecuzioni, ripetute e da molto tempo, nei confronti di minoranze religiose o opzioni diverse presenti nello stesso mondo musulmano.
Questo silenzio preoccupa in modo particolare perché potrebbe essere indice di condivisione o di paura: in entrambi i casi nel nostro Paese le autorità politiche e religiose non possono evitare di cogliere questo rilevantissimo problema.
La deriva violenta e crudele di una parte modestissima, ma ben determinata, del mondo islamico getta una grave ombra su una storia e una cultura che in passato, e per oltre 1000 anni, si sono caratterizzate per tolleranza e comprensione di altre etnie e valori religiosi.
Un altro aspetto preoccupante è il fatto che di fronte a queste, come ad altre vicende internazionali, l’opzione militare resti l’unica in campo; le sensibilità civiche stentano a manifestarsi con una forte richiesta di tutela dei deboli e delle minoranze come farebbero se si trattasse di cittadini italiani da sempre e non di cittadini italiani acquisiti.
Non sempre il pensiero cristiano si è trasformato in prassi cristiana, ma il punto di discussione oggi non è questo.
Oggi dobbiamo capire cosa siamo e cosa vogliamo essere in futuro.
L’Italia ha già vissuto momenti di confusione e di prospettiva, pensiamo agli anni bui del terrorismo quando l’eversione massacrava le forze dell’ordine, i Magistrati, i sindacalisti, i giornalisti e uomini politici.
Allora l’Italia, con fatica inizialmente, ma poi tutta l’Italia, rispose in maniera unitaria: partiti, sindacati, cittadini dissero no al terrore rifiutando la deriva culturare/militare con coraggio e, idealmente, (ri) giurando fedeltà alla nostra Costituzione democratica.
Nelle parole di Monsignore Ghirelli cogliamo, con modalità diverse, lo stesso spirito nel momento in cui si rivolge ai fratelli islamici chiedendo loro di prendere posizione pubblicamente contro le persecuzioni e le crudeltà che stanno emergendo a carico dell’ISIS.
Non è una domanda banale, ma esprime, con coraggio, un problema di fondo perché se vogliamo costruire una società multiculturale la condizione fondamentale è che tutti ci si riconosca nella cultura della democrazia, della libertà religiosa, dello Stato e della Costituzione.
Come negli anni ‘70 sarebbe bello dare una risposta popolare, nel nome della pace, con tutte le piazze italiane occupate da cristiani, ebrei, islamici ed altri credenti uniti in un abbraccio universale in risposta al fanatismo.
Per ImolaMigliore
Nicoletta Folli
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