A ottant’anni dal voto alle donne l’amministrazione comunale a guida PD ha pensato bene di collocare nella Sala del Consiglio una targa per ricordare le prime consigliere comunali elette a Imola: Elma Baroncini, Leda Bertoni, Evelina Ciuffolotti, Lina Pelliconi e Leandra Tinti. Il comunicato istituzionale spiega, con il tono di chi ha appena risolto un problema secolare, che la targa vuole ricordare «il loro impegno nell’affermare i principi di libertà, di uguaglianza e di solidarietà».
Il comunicato, però, si ferma lì. Non dice nulla su come quelle donne furono messe in lista all’epoca, magari come una qualsiasi Ilaria Salis Non sappiamo se contarono la ricchezza, i legami di famiglia, la bellezza, l’ideologia o la preparazione, preparazione che neanche oggi per il PD non conta se stai alla sua ideologia. Un anniversario così importante avrebbe meritato almeno una risposta in questo senso, invece si è preferito il rito consolatorio: cinque nomi su una lastra di metallo, e via, la parità e le foto di rito sono state servite.
La targa, come è ha lasciato qualcuno intendere oggi in Consiglio, serve a compensare la presenza in quell’aula dei quattro busti maschili… Le pareti sono infatti decorate dai ritratti scolpiti di Andrea Costa, Giovanni Codronchi Argeli, Giuseppe Scarabelli e Anselmo Marabini, accanto alla lapide dedicata al medico Francesco Alberghetti. Quattro uomini di marmo da una parte, cinque donne ricordate con una targa dall’altra: dopo ottant’anni questo è il bilancio con cui Imola ha deciso di celebrare la democrazia compiuta e la parità di genere. Il marmo per loro, la targa per le altre. Equilibrio perfetto, se si guarda di traverso.
Il posto scelto è la parete che affianca quella del busto di Giuseppe Scarabelli, primo sindaco della città. Di solito una targa serve a far ricordare qualcosa al popolo. Il problema è che il popolo imolese, per vederla, dovrebbe entrare in una sala del Consiglio. E qui sorge un piccolo inconveniente: se non sei della parte politica giusta, rischi di far isterizzare qualche consigliera. Meglio allora lasciare la targa dove sta, al riparo da sguardi indiscreti e da domande scomode su come, esattamente, quelle cinque donne arrivarono in lista ottant’anni fa.
La libertà, l’uguaglianza e la solidarietà restano scritte sulla targa. Il resto, per ora, resta fuori dalla porta.
Una targa basta a onorare le prime consigliere comunali elette a Imola?



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