Cosa sarebbe successo se quella causa fosse stata presentata a Bologna invece che a Roma? I giudici emiliani avrebbero valutato diversamente il limite della “continenza”? Avrebbero considerato le parole “irresponsabili” e “imbecilli” come un eccesso che travalica il diritto di critica? O avrebbero comunque riconosciuto che, su un tema come il nucleare – di bruciante interesse pubblico, con fonti tecnico-scientifiche e valutazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica a supporto – il linguaggio aspro e pungente basato sui fatti resta lecito e che non può essere trasformato in un attacco personale? Avrebbe sì ragione l’Avvocato dell’Atomo, ma avrebbe superato la “continenza”?
È una domanda che ci poniamo dopo la notizia della sentenza del Tribunale civile di Roma, che ha dato una lezione netta ad Angelo Bonelli e a Europa Verde. La richiesta di 52 mila euro di danni contro Luca Romano, il fisico e divulgatore pro-nucleare conosciuto come l’Avvocato dell’Atomo, è stata respinta integralmente. Il giudice ha stabilito che quelle espressioni, pronunciate nel fuoco di un dibattito sugli ambientalisti e sui rischi di centrali come quella di Zaporizhzhia, rientravano nei confini del diritto di critica. Non un attacco gratuito, ma una replica proporzionata a posizioni giudicate non supportate da evidenze. Risultato: Europa Verde condannata alle spese legali, oltre 7.600 euro più Iva da versare. In pratica, è Bonelli che paga il conto all’Avvocato dell’Atomo.
Come ha sottolineato Il Foglio, denunce, esposti e querele rappresentano uno strumento abituale dell’attività del leader ambientalista. E aggiungiamo noi: non solo di Bonelli, ma di tutta l’area della sinistra. Dal Codice Rocco fascista, che ha imposto il reato di “diffamazione” quando i social non esistevano e quindi l’offesa doveva per forza essere fisica, hanno trasformato i tribunali in una cassa per fare soldi, molto più che per tutelare chissà quale onore.
Il caso di Bonelli non è un caso isolato, ma stavolta la strategia si è ritorta contro, visto che il processo non si è svolto a Bologna. Il giudice romano ha ricordato che nel dibattito pubblico su materie di interesse generale il tono può essere tagliente, colorito, persino duro, senza per questo violare i limiti della continenza. Romano non ha inventato insulti dal nulla: ha reagito a tesi che riteneva irresponsabili con argomenti fondati. E il tribunale gli ha dato ragione.
Se fosse stato a Bologna abbiamo dei grossi dubbi che, con i fatti alla mano, i giudici non avrebbero tirato fuori la “continenza”. Del resto la parola “continenza” (o “continenza espressiva”) non è scritta esplicitamente nel Codice Penale (art. 595 sulla diffamazione). Non esiste un articolo di legge che la citi testualmente. È una creazione giurisprudenziale della Cassazione: i giudici l’hanno sviluppata nel tempo come “limite” al diritto di critica e di cronaca, insieme a verità, pertinenza e interesse pubblico, cioè “sì hai detto la verità ma comunque hai superato la continenza”. L’elaborazione più sistematica di questi limiti, in contrasto con la libertà di espressione sancita dalla “più bella Costituzione del mondo”, si è consolidata soprattutto tra gli anni ’70 e ’80, quando non c’erano i social e l’offeso non aveva la possibilità di replicare immediatamente davanti a migliaia di persone. Insomma, una roba inventata da loro, che oggi stride parecchio con il mondo di oggi e che ha bisogno di dare un taglio che evidentemente non può venire dall’interno dell’Italia ma solo dalla CEDU.
Anche ad Imola il sindaco Marco Panieri ha portato in tribunale un cittadino che aveva contestato il suo operato. Durante la campagna elettorale si è costituito parte civile chiedendo un risarcimento nell’ordine di circa 50 mila euro. Sarà interessante vedere se anche per i giudici di Bologna, e in particolare per la Corte d’Appello, troverà applicazione lo stesso principio applicato dal giudice di Roma secondo cui la critica politica può esprimersi con toni anche aspri e con un linguaggio “colorito e pungente”, purché non degeneri in una mera aggressione personale. Nel caso in esame, infatti, molte delle contestazioni riguardano temi quali Area Blu, gli appalti, le partecipate comunali, i finanziamenti politici e la gestione amministrativa, argomenti che rientrano evidentemente nel dibattito pubblico e nell’interesse della collettività.
Per questo seguiremo con molta attenzione la vicenda del nostro concittadino con Panieri per vedere come stanno le cose con la libertà di espressione quando se ne occupano i giudici di Bologna.
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