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Ortomercato, Area Blu porta il caso in tribunale. E sulla piscina Ortignola perché no?

IMOLA – Quando si tratta di tutelare il patrimonio pubblico, i cittadini hanno diritto a pretendere chiarezza, coerenza e tempestività. Per questo la decisione di Area Blu di avviare un accertamento tecnico preventivo sul parcheggio multipiano dell’Ortomercato di viale Zappi merita attenzione, ma anche alcune domande.

La società in house del Comune ha infatti deciso di rivolgersi ai legali dopo oltre un anno e mezzo segnato da infiltrazioni, caduta di calcinacci e disagi per gli utenti. Una situazione che ha portato all’affidamento di un incarico a un consulente tecnico di parte e alla richiesta di verifiche formali sulle cause delle criticità emerse dopo un intervento di manutenzione straordinaria costato circa 700 mila euro.

Secondo quanto riportato nella documentazione, l’opera non sarebbe stata ancora certificata dal direttore dei lavori a causa della persistenza di alcuni difetti. Nel frattempo si sono susseguiti teloni protettivi, videoispezioni e persino richieste di risarcimento per danni ai veicoli. Area Blu stima inoltre un possibile contenzioso dal valore superiore a 450 mila euro, mentre l’impresa esecutrice respinge ogni addebito.

Fin qui i fatti, ma proprio questa iniziativa solleva un interrogativo che riguarda un’altra infrastruttura pubblica molto nota agli imolesi: la piscina Ortignola.

Da anni il complesso natatorio Enrico Gualandi è al centro di controversie e contenziosi legati a presunti problemi costruttivi, infiltrazioni e difetti emersi nel tempo. Questioni che, almeno sul piano generale, sembrano richiamare problematiche non troppo diverse da quelle oggi contestate per il parcheggio dell’Ortomercato.

E allora la domanda appare inevitabile: perché per il parcheggio si è scelto di promuovere un accertamento tecnico preventivo, mentre per la piscina non risulta sia stata intrapresa un’analoga iniziativa da parte di Area Blu? Non si tratta di stabilire responsabilità, che spettano esclusivamente ai tecnici e ai tribunali. Si tratta però di comprendere quale sia il criterio adottato nella difesa degli interessi pubblici quando emergono contestazioni su opere realizzate con risorse della collettività.

Due strutture pubbliche, due vicende caratterizzate da problemi emersi dopo i lavori e due approcci che, almeno dall’esterno, appaiono differenti. È una scelta motivata da ragioni tecniche, giuridiche o economiche? Oppure esistono elementi che giustificano trattamenti diversi?

Sono domande legittime che meritano risposte altrettanto chiare. Perché, al di là delle carte processuali e delle dispute tra professionisti, resta un dato difficilmente contestabile: quando un’opera pubblica presenta criticità per anni, il conto finale rischia di ricadere sempre sugli stessi soggetti, cioè i cittadini contribuenti. Ed è proprio qui che, verrebbe da dire, “ci vuole il rispetto” per i cittadini da parte di questa amministrazione. Per evitare questo rischio, trasparenza e uniformità di comportamento dovrebbero rappresentare la regola, non l’eccezione.