Marco Panieri interviene con il tono da grand commis della sinistra emiliana: scorta a Lepore, “gravi minacce”, solidarietà totale, “non ci faremo intimidire”, “l’odio non deve sostituire il confronto democratico”. Parole di circostanza, retorica di sistema, rituale di autoassoluzione collettiva. Niente di più.
Questa non è difesa delle istituzioni. È la solita operazione di potere locale che trasforma ogni tensione generata dalle proprie scelte in “attacco alla democrazia”. Lepore non è una vittima casuale. Ha scelto di legare la carica di sindaco a una piazza di protesta, ha partecipato, ha dato copertura politica, ha alimentato un clima di scontro. Quando quella stessa piazza produce disordini, feriti e auto in fiamme, scatta il copione: il primo cittadino diventa martire, le critiche diventano “odio”, chi contesta diventa “intimidatore”.
Panieri e i colleghi dell’Anci Emilia-Romagna non difendono la qualità del confronto democratico. Difendono un pezzo di apparato. Usano la scorta come scudo retorico per chiudere ogni discussione sulle responsabilità politiche di questi giorni. È un meccanismo collaudato: quando governano loro, ogni pressione è “clima d’odio”; quando governano altri, le stesse dinamiche vengono minimizzate o ignorate. La coerenza è zero. La solidarietà è di parte. La democrazia, in questo schema, esiste solo quando serve a proteggere chi sta dalla parte giusta.
Il comunicato di Panieri non alza il livello del dibattito. Lo abbassa. Riduce la politica a un esercizio di vittimismo istituzionale e di chiusura difensiva. Chiunque osi ricordare le scelte di Lepore, la gestione della piazza e le conseguenze concrete di quei giorni viene automaticamente confinato nella categoria degli “odiatori”. È un linguaggio che non combatte la radicalizzazione: la alimenta, perché elimina lo spazio del dissenso duro e lo sostituisce con la sacralizzazione del potere locale.
Questa non è solidarietà. È un’operazione di protezione reciproca. E come tutte le operazioni di questo tipo, funziona solo finché qualcuno continua a fingere che sia altro.
Solidarietà di Panieri a Lepore: quando la “democrazia” diventa scudo per chi non vuole rendere conto
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