Imola, 4 giugno 2026. Nella conferenza di presentazione della nuova giunta comunale, il Mister Selfie Bis Panieri ha illustrato una squadra che più che un rinnovamento sembra un riassemblaggio di pezzi già visti. Dopo cinque anni di amministrazione, la maggioranza Pd e liste civiche ha optato per una forte continuità, con conferme pesanti e innesti che faticano a sembrare vere novità.
Alla vicesindaca Elisa Spada (46 anni, già assessora all’Ambiente e Mobilità nella precedente giunta) è stata affidata una delega “globalistica” che comprende urbanistica, rigenerazione urbana, mobilità sostenibile, ambiente e partecipazione. Una concentrazione di poteri che conferma il suo ruolo centrale, ma che arriva dopo un mandato segnato da critiche pesanti per gli abbattimenti di alberi in città, spesso giustificati con ragioni tecniche ma vissuti da molti come un indebolimento del verde urbano senza adeguati reimpianti all’altezza.
Pierangelo Raffini, 65 anni, resta l’uomo dello sviluppo economico, del centro storico, del commercio e dell’innovazione digitale. Già assessore nella prima giunta Panieri, continua a occupare uno dei ruoli più esposti nonostante le ricorrenti lamentele sulla vivacità del centro: serrande abbassate, attività in difficoltà e un cuore della città sempre più svuotato. Ora, con la sede della campagna elettorale della maggioranza chiusa, è possibile osservare ancora meglio, proprio attraverso le vetrine, il vuoto che la circonda.
Confermata anche la “padrona” delle preferenze Daniela Spadoni al Welfare e politiche abitative: esperienza consolidata su casa e “inclusione” sei sei dalla loro parte, ma anche continuità su un settore dove i problemi di accesso all’abitare e le nuove fragilità restano tra i più denunciati dai cittadini, senza che negli ultimi cinque anni si siano viste svolte decisive.
Giacomo Gambi (35 anni) mantiene le deleghe a Cultura, legalità e politiche giovanili. Si tratta di uno degli assessorati meno contestati sul piano personale, ma che eredita un bilancio di eventi e iniziative spesso orientati verso tematiche legate solo alla sinistra: identità di genere, “inclusione”, diritti LGBTQ+, senza tradursi in una ampia e diffusa rigenerazione culturale della città.
Le vere “novità” stentano a convincere. Alba Natali, 67 anni, psichiatra appena uscita dall’Ausl, entra come assessora al Benessere e Salute con un focus sulla salute mentale. E, considerando il numero di cittadini che hanno votato per il sindaco dei selfie e per questo minestrone riscaldato, c’è chi potrebbe ironicamente sostenere che si tratti di una delega particolarmente non a caso. Una scelta presentata come coraggiosa, ma che porta in giunta una professionista senza alcuna esperienza amministrativa pregressa in un Comune. Selena Mascia, ingegnere con trascorsi in Hera, prende Lavori Pubblici, Bilancio e soprattutto le società partecipate (Area Blu in primis). Panieri ha detto chiaramente di volere lei in quel ruolo per avere “mani libere” nella revisione: segnale che la fase dei grandi investimenti PNRR è finita e si apre quella dei conti da far quadrare. Chiara Sorbello, ex capogruppo Pd, si occupa di Scuola, Università e Sport: un assessorato che da una certa visibilità, ma che eredita una situazione complicata dalle risorse sempre più scarse.
Il sindaco si è tenuto per sé le deleghe più visibili: sicurezza, polizia locale, grandi eventi, turismo, comunicazione e – soprattutto – Autodromo. Una scelta che non stupisce chi segue da anni l’amministrazione Panieri. Già nella prima legislatura era emersa la figura di un sindaco molto presente sui palcoscenici che contano, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Mister Selfie” da parte di chi lo accusava di privilegiare l’apparenza e le foto ai grandi eventi rispetto alla gestione ordinaria della città e delle frazioni. Tenersi l’Autodromo significa continuare a presenziare alle gare e alle iniziative di richiamo nazionale, territorio dove l’immagine pubblica rende più che la manutenzione delle strade nonostante le oltre 20.000 multe a Piratello.
Nel complesso, la giunta appare come un minestrone riscaldato: tanti volti già noti, un’età media sotto i 50 anni e una maggioranza femminile (6 su 8) che soddisfa i requisiti di immagine dell’elettorato del PD, ma poca aria nuova.Nel momento in cui il flusso di risorse europee si sta riducendo drasticamente, dopo cinque anni di retorica trionfalistica su «sviluppo», «crescita» e «gioco di squadra», Panieri ripropone la solita minestra riscaldata. Le belle parole su comunità, partecipazione, salute mentale e rigenerazione urbana non mancano, come da copione della tradizione di centrosinistra. Ma la sostanza è chiara e già vista: le scelte davvero difficili – dai conti delle partecipate alla manutenzione ordinaria, dalla casa alle frazioni – saranno ancora una volta rimandate a dopo. E tanti elettori, purtroppo, non se ne sono ancora accorti.
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