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Imola: Cedri salvati all’ultimo minuto o solo una foglia di fico elettorale per Panieri?

Imola, la città che un tempo si vantava del suo verde lussureggiante, sta assistendo a un vero e proprio “massacro arboreo” sotto l’amministrazione Panieri. E proprio oggi, con un comunicato stampa che sa di disperata campagna elettorale, il Comune annuncia di aver “salvato” uno dei tre cedri del Libano nel Parco dell’Osservanza, inizialmente destinati alla motosega. Ma non illudiamoci: gli altri due cedri, più due tigli secchi e un altro tiglio in viale Rivalta, finiranno comunque abbattuti. Un salvataggio parziale, tardivo e sospetto, soprattutto considerando che le elezioni comunali sono alle porte, fissate per il 24 e 25 maggio 2026, con il sindaco uscente Marco Panieri in cerca di un bis a tutti i costi.

Ricordiamo i fatti, perché la memoria è corta, specialmente in periodo pre-elettorale. Negli ultimi cinque anni, sotto la guida di Panieri e della sua coalizione di centrosinistra, Imola ha perso oltre 2.300 alberi, con centinaia abbattuti solo nel 2025 per motivi che spaziano dalla “sicurezza idraulica” post-alluvione a presunti “deperimenti irreversibili”. Via Graziadei, il lungofiume del Santerno, il Parco delle Acque Minerali, l’area dell’Autodromo: zone un tempo ombrose e vivibili, ora ridotte a paesaggi desolati. L’associazione civica “Uniti Possiamo” ha definito questi interventi uno “scempio ambientale”, accusando la giunta di mancanza di trasparenza e di comunicazioni preventive. E non dimentichiamo i 42 alberi tagliati lungo il fiume solo l’anno scorso, con la promessa – sempre la stessa – di ripiantarne il doppio. Promesse che suonano vuote quando si scopre che, vicino all’Autodromo, sono stati abbattuti fino a 700 alberi (anche se il Comune ne ammette “solo” 450) per lavori finanziati dal PNRR, in nome di una “prudenza” che puzza di scusa per interventi invasivi e poco ecologici.

Ora, con il comunicato odierno, la vicesindaca Elisa Spada – assessora all’Ambiente e fedelissima di Panieri – ci racconta di 117 nuovi alberi piantati da dicembre, portando il totale degli ultimi cinque anni a oltre 7.000. Bello, no? Peccato che questi numeri siano gonfiati da piantumazioni spesso in zone marginali, mentre i tagli colpiscono il cuore verde della città. E quel cedro “salvato” all’Osservanza? Un gesto tecnico dell’ultimo minuto, con “scopertura delle radici e trattamenti biostimolanti”, che sa di mossa disperata per placare le proteste. Cittadini comitati e Legambiente hanno organizzato presidi, dal ponte di viale Dante a piazza dell’Unità, gridando allo “strage” e chiedendo relazioni tecniche per ogni abbattimento.

Addirittura, Francesco Grandi, segretario di Patto per il Nord, aveva invocato certificazioni botaniche per evitare abusi. Ma il timing è tutto: perché proprio ora, a meno di tre mesi dalle urne, si enfatizza questo “salvataggio”? Panieri, eletto nel 2021 con il 57% dei voti, si ricandida con una coalizione che include PD, Imola Corre, Riformisti per Imola e un gruppo “ecologista” – ironico, no? – mentre il centrodestra scalda i motori con un candidato unitario, forse Nicolas Vacchi, e il M5S locale sembra pronto a voltargli le spalle.

Non è forse un tentativo di greenwashing per mascherare un mandato segnato da devastazioni ambientali? Ance se la regione Emilia-Romagna affronta siccità e patogeni come il Lophodermium cedrinum, è davvero inevitabile radere al suolo interi filari senza alternative? Imola merita di più di foglie di fico. Mentre Panieri promette un “verde potenziato” per il suo secondo mandato, i cittadini vedono solo ceppi e polvere. Alle urne di maggio, ricordiamocelo: un albero abbattuto non vota, ma noi sì. È ora di pretendere trasparenza, non propaganda.