Qualcuno celebra Imola come “modello di sviluppo strutturato”, pronto a correre senza il Gran Premio di Formula 1 dal 2026. Citando il rapporto Censis presentato ieri a Bologna, descrive 758.700 presenze nette nel 2025 (453 mila all’Autodromo, 305 mila in città), una crescita del 14,2% dal 2019 al 2024, una permanenza media di 2,6 giorni e un +15,6% di turisti italiani. La cessazione del GP? Solo un “passaggio di fase”, grazie a un calendario ricco e all’integrazione tra turismo e manifattura nella Motor Valley.
Ma questa versione rosea, allineata alla linea del sindaco Marco Panieri e della Regione PD, merita scetticismo. I numeri Censis, privi di una metodologia dettagliata e di un report completo, si basano su dati provvisori che in passato hanno già generato polemiche: nel 2024 il Comune contestò le statistiche regionali per incompletezza, accusandole di non riflettere la realtà.
I trend ufficiali ISTAT e Regione mostrano incrementi modesti (+4,1% arrivi e +3,2% pernottamenti nei primi mesi del 2025), trainati dal rimbalzo post-Covid e da eventi collaterali, non da una “massa critica stabile” indipendente dalla F1.
La Formula 1 non era un evento qualunque, portava 240 mila presenze extra, visibilità globale e un indotto economico che gli appuntamenti endurance del 2026 (WEC 6 Ore, ELMS, Lamborghini Arena) non possono replicare, con un appeal di nicchia e biglietti più costosi. Le strutture ricettive cresciute del 259% dal 2020 e l’imposta di soggiorno raddoppiata sono segnali positivi, ma non compensano la perdita del motore principale del turismo imolese.
In sostanza, noi come TuttoImola, non vogliamo riproporre questa versione rosea senza contraddittorio, ignorando il possibile calo delle presenze post-2026, la concorrenza interna alla Motor Valley e sopratutto i costi di manutenzione dell’impianto. Prima di parlare di “salto di qualità strutturale” servono dati definitivi e un anno reale senza F1. Al momento, la narrazione sembra più un tentativo di rassicurare il territorio che un’analisi equilibrata.
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