23 gennaio 2026 – Il disegno di legge sul “consenso” approvato alla Camera nel novembre 2025 era un capolavoro di ideologia radicale mascherata da tutela delle donne. Il consenso doveva essere “libero, attuale e revocabile in qualsiasi momento”. Traduzione: una donna poteva ritirarlo persino durante l’atto sessuale, nel cosiddetto “punto di non ritorno”, quando fermarsi fisicamente è impossibile o irrealistico.
Un rapporto iniziato consensualmente poteva trasformarsi retroattivamente in stupro se, a posteriori o nel mentre, lei decideva di revocare. L’onere della prova? Invertito. L’uomo – quasi sempre maschio bianco etero – era obbligato a dimostrare di aver ottenuto un “sì” entusiasta, continuo e mai ritrattato, con prove concrete. Altrimenti, colpevole. Presunzione d’innocenza? Cancellata. Ogni incontro intimo rischiava di finire in aula come reato.
Il 22 gennaio 2026 Giulia Bongiorno (Lega), presidente della Commissione Giustizia al Senato, ha fatto saltare in aria la trappola. Via la parola “consenso”, dentro “volontà contraria”. Il reato si configura solo quando l’atto è chiaramente contro la volontà della vittima, valutata nel contesto reale – compreso il fenomeno del “freezing” da trauma, senza scaricare sulla donna l’onere di un “no” esplicito. Pene graduate con buonsenso: 4-10 anni per la forma base, 6-12 per le aggravate. Bongiorno ha messo il dito nella piaga: il testo originario scaricava sull’imputato oneri assurdi di “documentazione” del consenso, rischiando di parificare ogni rapporto a violenza sessuale.
Adesso la sinistra è in cortocircuito. Laura Boldrini e l’opposizione urlano “arretramento gravissimo”, “tradimento del patto Meloni-Schlein”, “morte della tutela femminile”. Ma tacciono su un dato che brucia: nel 2022 il 42,2% degli autori noti di violenze sessuali denunciati o arrestati erano stranieri, pur rappresentando solo l’8,9% della popolazione residente. Trend confermato nel 2024: circa il 43%. Quasi uno stupro su due commesso da non italiani – e la sinistra preferisce il silenzio tombale per non “alimentare stereotipi”, piuttosto che affrontare la realtà.Il testo rivisto da Bongiorno protegge le vittime senza trasformare ogni uomo in stupratore presunto. Potrebbe approdare in Aula a febbraio. È una vittoria netta del buonsenso contro l’ideologia punitiva. Basta mostri immaginari: la violenza va combattuta con i fatti, non con norme che criminalizzano il maschio medio mentre si ignora chi commette quasi la metà dei reati.
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