“La soluzione sarebbe già insita nel problema, se solo il sistema normativo del nostro Paese venisse aggiornato per essere al passo coi tempi: dalle statistiche del Ministero della Giustizia, risulta che al 31 dicembre scorso nella Casa circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna fossero ristretti 773 detenuti, fra cui 79 donne.

Far scontare agli immigrati la pena da espiare nei loro Paesi, oltreché necessario per rendere più umane le condizioni di vita all’interno dei nostri penitenziari, consentirebbe anche di alleviare i cittadini italiani di una spesa importante: mantenere nelle nostre carceri detenuti immigrati, costa infatti più di 1 miliardo di euro all’anno. Secondo i dati del DAP, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel nostro Paese al 31 dicembre i carcerati stranieri erano il 34,27% della popolazione carceraria (19.745 su 57.608 detenuti), Un numero stratosferico se consideriamo che in Italia la percentuale ufficiale di stranieri censiti nel 2017 è pari a circa l’8,3% della popolazione residente”.
E’ il Marocco il paese più rappresentato nelle carceri italiane con 3.703 detenuti, seguito a ruota da Tunisia, 2.112, Algeria 461, Nigeria 1.125 e 2.578 carcerati provenienti da Egitto, Sudan, Libia, Somalia, Costa d’Avorio ecc. Considerato, poi, che circa il 30/40% di questi detenuti professa la religione musulmana, si capisce come proliferi la radicalizzazione islamista all’interno delle carceri, con attività di proselitismo o indottrinamento tra i detenuti.
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