Il 1° settembre, in via Bellini, un uomo è stato ucciso a coltellate da una donna, in questo caso proprio sua moglie. Nonostante i comunicati dei Carabinieri, dove si parlava di numerose ferite che aveva sul corpo: volto, collo e torace, la stampa “mainstream” e anche gli odiatori seriali di sinistra della nostra pagina Facebook hanno parlato di “tragedia della malattia”, ma adesso cominciamo a vedere che non era solo malattia, ma c’era già violenza.
Il 9 settembre la stessa stampa, consapevole che la gente di solito legge solo i titoli, titola che la moglie lascia il carcere e viene trasferita in una struttura psico-geriatrica. In sottofondo, quasi per dovere di cronaca, resta il fatto che «oltre all’omicidio aggravato le viene contestato anche il reato di maltrattamenti per una serie di insulti, minacce e precedenti aggressioni fisiche ai danni del marito». Praticamente quella notizia mette in discussione il racconto e la narrativa dei giorni prima, quello della sola «tragedia della malattia» e del «mai nulla di grave», del gesto “per amore”. Se a lasciare il carcere fosse stato un uomo di 78 anni, con la moglie allettata uccisa a coltellate e alle spalle insulti, minacce e aggressioni già contestate, viene da chiedersi se la stessa stampa avrebbe messo i maltrattamenti a caratteri cubitali e il trasferimento in struttura in un rigo, o se le solite sinistre della «Commissione Pari Opportunità» avrebbero fiatato?
Adesso la storia si arricchisce di nuovi dettagli. Prima però va ricordato un punto: i giornali che hanno scritto dello stato della donna o i nostri odiatori che hanno commentato i nostri post sulla vicenda, come se fosse «già affetta da demenza senile», hanno dato per acquisito ciò che la perizia deve ancora accertare. Ma quello stato entra nelle pagine dei giornali la sera del 1° settembre come «avrebbe una diagnosi» e in dodici ore “diventa” un fatto, poi a tenerlo in vita sono l’avvocato — le patologie, «non è una persona in sé» — il figlio — sintomi da due anni e mezzo, specialista a pagamento — e la richiesta di perizia del pm. Ma il «già affetta» del 12 settembre è solo il Carlino che, con un nuovo articolo sulla vicenda, ignorato dai soliti commentatori da tastiera, cita se stesso e, finché lo psichiatra incaricato dalla Procura non deposita, in atti pubblici, la presunta demenza è una narrazione condivisa da famiglia, difesa e stampa, ma non un accertamento del perito. E noi non siamo obbligati a prendere per verità ciò che ancora deve essere accertato.
Secondo il Carlino, un mese prima la donna avrebbe distrutto il cellulare dell’uomo a colpi di mannaia, ferendolo di striscio, e fu lui a chiedere di non denunciare. Stranamente, la giornalista non si è chiesta chi volesse denunciarla, perché, se c’è qualcuno che voleva denunciarla, vuol dire che c’era anche un dissenso in famiglia. Ma chiude lei con «tanto era grande l’amore per la moglie e la consapevolezza che non agisse per odio, ma per malattia». Allora una domanda: è la voce della famiglia fatta passare per cronaca o un possibile bias della giornalista (donna) per dire che non c’è stato alcun odio? Senza quella chiusura, il lettore resta con una mannaia, una ferita e una non denuncia. È una scena di violenza domestica, ma con quella chiusura diventa una scena di pietà e il genere cambia, chissà perche da reato a tragedia.
Sempre lo stesso Carlino riferisce che la donna si è presentata in camera da letto, dove si trovava il marito, con due coltelli — e uno non le è bastato. Ha iniziato a colpire. «Tanta era la foga che uno si è rotto nell’impeto e lei ha continuato a infierire con l’altro.» Non un colpo solo, un attacco portato con tale violenza che la lama si spezza e lei non si ferma, prende l’altra e continua. «Sedici le coltellate inferte all’uomo», scrive il quotidiano. Per questo ci stride quella chiusura di poche righe prima: «non per odio, ma per malattia». La malattia può esserci, ma foga, secondo coltello e infierire, 16 accoltellate stanno comunque nel fatto che lo stesso giornale mette in pagina e questi sono fatti ignorati dai soliti che, al di là della malattia, raccontano una violenza che difficilmente può essere trasformata soltanto in una tragedia della malattia.
More Stories
Cantieri imolesi, a settembre il silenzio. Cims sotto scudo, Rocca senza bilancio, Sesto in attesa: e il Comune?
Imola, coppia travolta sulle strisce in viale Amendola: entrambi in terapia intensiva. Patto per il Nord chiede un sottopasso al Leonardo
Maschicidio in Pedagna. La moglie lascia il carcere: oltre all’omicidio aggravato, le contestano i maltrattamenti