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Accuse gravi al Senato degli Stati Uniti: la CIA e Pfizer sapevano dal 2020 che l’immunità naturale al COVID-19 era più efficace di quella presunta offerta dal vaccino

Documenti ufficiali pubblicati dal senatore americano Rand Paul mettono in discussione il livello di trasparenza tra CIA e Pfizer nei primi mesi della pandemia. Gli atti suggeriscono che entrambe le entità fossero a conoscenza, già dalla primavera del 2020, di un tasso di immunità naturale significativamente più alto nella popolazione rispetto a quello comunicato pubblicamente.

Secondo una nota di sintesi relativa a un incontro del 7 maggio 2020, il direttore delle operazioni della CIA, Andy Makridis, ha condotto una sessione informativa alla quale ha partecipato il dottor Scott Gottlieb, ex commissario della FDA e membro del Consiglio di amministrazione di Pfizer. Nel corso di questa discussione a carattere privato, Gottlieb ha comunicato alla dirigenza della CIA che la sieroprevalenza (la percentuale della popolazione che aveva già sviluppato anticorpi) a livello nazionale negli Stati Uniti era già arrivata a circa il 20-25%, una percentuale superiore a quella veicolata nello spazio pubblico.

Le accuse avanzate da Rand Paul si concentrano sul fatto che, mentre nei briefing interni della CIA si discutevano queste cifre, i messaggi pubblici di Gottlieb e di altri rappresentanti indicavano un tasso di sieroprevalenza molto più basso, pari a circa l’8%. Questa differenza di valutazione è rimasta nel discorso pubblico anche verso la fine dell’estate del 2020 ed è stata usata come argomento per accelerare i programmi di vaccinazione e giustificare le misure restrittive.

Il senatore americano sostiene che questi documenti mostrano una stretta collaborazione tra la CIA e un rappresentante di alto livello di Pfizer, accusando entrambe le parti di aver fornito valutazioni reali solo in incontri a porte chiuse.