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Fondi per i Comuni montani: Carapia (FdI) accusa la Regione di propaganda. «Nessun taglio del Governo, De Pascale mistifica la realtà»

IMOLA – Nuova polemica politica sui fondi destinati ai territori montani dell’Emilia-Romagna. Il consigliere di Fratelli d’Italia Simone Carapia, eletto nel Nuovo Circondario Imolese e nella Città Metropolitana di Bologna, ha attaccato duramente la Giunta regionale guidata da Michele de Pascale, definendo «l’ennesimo teatrino estivo della sinistra» l’annuncio dello stanziamento di 18 milioni di euro a favore dei Comuni montani “esclusi” dai nuovi parametri nazionali.

La Regione ha deciso di intervenire con una manovra di assestamento di bilancio per compensare quei territori (tra cui Fontanelice, Borgo Tossignano e Casalfiumanese, nella Vallata del Santerno) usciti dalla classificazione ufficiale di “montanità” dopo il Dpcm del 11 maggio scorso. Il provvedimento governativo ha ridotto il numero dei Comuni montani in Emilia-Romagna da 122 a 99, basandosi su criteri geomorfologici legati a pendenza e altitudine. De Pascale e l’assessore alla Montagna Davide Baruffi hanno spiegato che la legge regionale resterà inclusiva e che le risorse proprie serviranno a colmare il gap, parlando di un “taglio del 60%” da parte di Roma.

Carapia ribalta completamente questa narrazione. «La verità è profondamente diversa da quella raccontata dai megafoni del Partito Democratico», afferma. «I criteri scientifici e geomorfologici introdotti a livello nazionale servono unicamente a fare ordine, a mappare con serietà le reali aree svantaggiate e a garantire che le risorse pubbliche vadano a chi ne ha davvero bisogno, evitando i vecchi assistenzialismi a pioggia del passato. Nessuno vuole penalizzare la Vallata del Santerno».
Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, parlare di tagli del 60% è «una mistificazione della realtà e puro allarmismo elettorale». Carapia invita i sindaci di centrosinistra dei Comuni coinvolti a spiegare ai cittadini perché, in tutti questi anni di governo regionale a guida Pd, non siano stati risolti i problemi strutturali delle aree montane: dissesto idrogeologico, carenza di servizi sanitari e infrastrutture.
«Se oggi la Regione si vede costretta a raschiare il barile del bilancio con una manovra di assestamento da 18 milioni», conclude Carapia, «lo fa solo per rincorrere l’efficienza del Governo Meloni e per coprire le proprie storiche mancanze politiche. Vigileremo con la massima attenzione affinché queste risorse regionali arrivino davvero a destinazione e non vengano utilizzate, come spesso accade, come bancomat elettorale per alimentare la macchina del consenso della sinistra. La montagna bolognese e imolese merita rispetto, non passerelle ideologiche».
La polemica si inserisce in un contenzioso più ampio sulla riclassificazione dei Comuni montani, su cui non si era raggiunto l’accordo in Conferenza delle Regioni. Mentre la Giunta regionale punta a mantenere un approccio inclusivo e solidale, l’opposizione di centrodestra insiste sulla necessità di criteri oggettivi e sulla responsabilità storica dell’amministrazione regionale verso i territori dell’Appennino.