L’amministrazione di Imola ha deciso di rendere permanente il divieto di consumare alcolici su alcune aree pubbliche del centro storico e zone limitrofe. Non più ordinanze a tempo, non più scadenze da rinnovare: d’ora in poi, 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, in un perimetro che comprende giardini, piazze e tratti di viale, bere una birra seduti su una panchina è vietato. Restano ovviamente esclusi i dehors e le occupazioni esterne autorizzate. Perché, a quanto pare, lo stesso alcol consumato due metri più in là, su un tavolino per il quale si paga un canone, diventa improvvisamente innocuo e civilizzato.
L’amministrazione sostiene che la misura serve a consolidare i risultati ottenuti negli ultimi anni contro il degrado, gli schiamazzi e la scarsa vivibilità. È un argomento suggestivo. Peccato che quegli stessi risultati abbiano reso necessario, anno dopo anno, allargare il perimetro e prolungare i divieti. Se le ordinanze temporanee avessero funzionato così bene, non ci sarebbe stato bisogno di trasformarle in regolamento permanente. Ma la logica amministrativa targata panieri ha le sue stranezze: quando una soluzione non risolve, la si rende eterna.
Il vero gioiello del provvedimento resta però la distinzione tra suolo pubblico “cattivo” e suolo pubblico “buono”. Sul primo non si può bere, sul secondo sì, purché ci sia un gestore di mezzo. Non si tratta di tutelage del decoro o della quiete: si tratta di decidere chi ha diritto di far pagare il diritto di bere all’aperto. Il cittadino con la bottiglia in mano è un problema di ordine pubblico; lo stesso cittadino con lo scontrino del bar diventa un cliente. È una forma elegante di privatizzazione della convivenza civile.
Poi c’è la questione dell’orario. Un divieto permanente e assoluto, valido anche alle undici di un martedì mattina di febbraio, rivela una certa mancanza di proporzione. I problemi di degrado e di disturbo si concentrano, com’è noto, nelle ore serali e in certi periodi dell’anno. Estendere il divieto a ogni ora e a ogni giorno lo rende meno credibile e più difficile da far rispettare. Le norme troppo ampie, alla lunga, tendono a essere applicate in modo selettivo o, peggio, a essere ignorate.
Infine, forse rimane il classico effetto spostamento. Chi vuole bere all’aperto non smette: si sposta di poche decine di metri, fuori dal perimetro “sacro”, ma il degrado non scompare, migra.,, È un fenomeno già osservato in molte altre città italiane che hanno adottato misure simili e Imola non farà eccezione. Si ottiene l’illusione del controllo su una mappa colorata, mentre il problema continuerà a esistere, forse un po’ più in là, appena fuori dal raggio d’azione della norma…
Il provvedimento ha il pregio della chiarezza formale e il difetto dell’efficacia sostanziale, offre alla giunta la possibilità di dire di aver fatto qualcosa, pensando di soddisfare chi chiede “più ordine”, ma lascia sostanzialmente intatte le dinamiche che pretendono di contrastare. n classico esempio di soluzione politica a un problema che continuerà a esistere, indifferente, a pochi passi dal cartello di divieto, anche se fosse tradotto nelle varie lingue dei consumatori specifici…
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