Un appalto da oltre 370mila euro affidato a maggio e già parcellizzato a giugno, cedendo a terzi oltre il 42% del valore totale dei lavori. Di fatto, la ditta vincitrice rischia di trasformarsi in un mero intermediario di carteggi, pratiche burocratiche e fatturazioni, mentre in cantiere entrano aziende terze prima ancora che gli uffici comunali abbiano completato le verifiche sui requisiti legali e i controlli antimafia.
Questa la dura denuncia di Simone Carapia, Consigliere del Gruppo Fratelli d’Italia al Nuovo Circondario Imolese, che ha depositato un’articolata e urgente interrogazione scritta indirizzata alla Giunta e al Presidente dell’Ente di via Baccarini.
Al centro dell’atto ispettivo ci sono i cantieri per la messa in sicurezza, il ripristino e la rigenerazione della Ciclovia del Santerno, un’infrastruttura strategica per la mobilità e il turismo del territorio imolese, pesantemente ferita dagli eventi meteorologici straordinari. Secondo quanto emerso dall’analisi dei documenti ufficiali dell’ente, e in particolare dalla Determinazione n. 263 del 26 giugno 2026 emanata dal Servizio Valorizzazione, l’impresa aggiudicataria EUROSTAB S.R.L. che aveva ottenuto la commessa solo un mese e mezzo prima, il 4 maggio, con la Determinazione n. 197 per una cifra di 372.737,94 euro (IVA esclusa) è stata formalmente autorizzata a cedere in subappalto una quota pesantissima delle lavorazioni.
Nello specifico, l’ente pubblico ha concesso il via libera a contratti a favore della Cooperativa Trasporti Imola SCRL (per un importo di 35.000,00 euro) e della G.T.P. Costruzioni – S.R.L. (per ben 125.000,00 euro). Cifre alla mano, la somma dei subappalti tocca i 160.000,00 euro, superando abbondantemente il 42% dell’intero valore economico del lotto.
Siamo di fronte all’ennesimo utilizzo spinto, quasi spericolato, delle ampie deroghe concesse per l’alluvione tramite l’Ordinanza n. 13/2023 del Commissario Straordinario, attacca l’esponente di Fratelli d’Italia. L’Amministrazione stessa ammette testualmente e nero su bianco nell’atto autorizzativo che sono stati avviati anche da parte dell’Ente i controlli su entrambe le ditte, che ad oggi non sono perfezionati. Far entrare le ditte nell’area dei lavori prima di aver verificato fino in fondo i requisiti speciali, morali e antimafia, confidando nel meccanismo di sanatoria nei successivi 60 giorni, è una scelta politica e amministrativa che non possiamo condividere. Questa pratica espone il nostro territorio e le casse pubbliche a rischi sistemici enormi: se un controllo d’ufficio dovesse fallire a cantiere aperto, ci troveremmo davanti al blocco totale delle opere, a contenziosi legali infiniti e a inevitabili segnalazioni all’ANAC. Vale davvero la pena correre questo azzardo sulla pelle dei cittadini?
Il consigliere Carapia solleva forti perplessità di natura tecnica anche sulla reale capacità operativa autonoma che la ditta aggiudicataria principale aveva dimostrato e garantito in sede di gara d’appalto.
Il cantiere viene letteralmente spezzettato e frammentato tramite contratti di nolo a caldo di macchinari pesanti, prosegue Carapia. Parliamo di attività cruciali come i movimenti terra, gli sbancamenti e la realizzazione dei pacchetti stradali, che costituiscono il cuore strutturale e l’ossatura stessa del ripristino della ciclovia. Se l’aggiudicatario delega interamente a terzi queste operazioni chiave, ci chiediamo quale sia il suo reale apporto tecnico sul campo, al di là della gestione documentale.
L’affondo finale dell’esponente del centrodestra riguarda la tutela dei lavoratori e i costi legati alla sicurezza nei cantieri speciali.
Vogliamo vederci chiaro anche sui protocolli di sicurezza, conclude l’esponente di FdI. Gli oneri di sicurezza contrattuali indicati per questi subappalti appaiono decisamente irrisori, quasi simbolici: appena 2.000 euro per una ditta e 5.000 euro per l’altra, a fronte di interventi che muovono mezzi pesanti e modificano la morfologia del terreno. Per questo ho interrogato formalmente la Giunta: vogliamo sapere le ragioni tecniche di questa totale delega delle opere e, soprattutto, in che modo e con quale frequenza la Direzione Lavori e il RUP intendano vigilare sul campo. Dobbiamo avere la certezza assoluta che questo massiccio ricorso a soggetti terzi non si trasformi in una catena incontrollabile di sub-affidamenti mascherati. La ricostruzione post-alluvione deve correre veloce, siamo i primi a volerlo, ma la fretta non può e non deve mai diventare una scusa per allentare la presa sul rigore, sull’etica pubblica e sulla massima trasparenza amministrativa.
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