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Traducono l’inglese come vogliono pur di affondare Meloni

Siamo ormai abituati a tutto, ma questo ennesimo caso di traduzione manipolata fa davvero impressione. Ancora una volta Giorgia Meloni è nel mirino di una certa informazione che non perde occasione per tentare di screditarla, anche a costo di stravolgere le parole di Donald Trump.

Secondo la narrazione lanciata da La7, e rilanciata con evidente soddisfazione da David Parenzo, Trump avrebbe parlato della premier italiana in termini sprezzanti: avrebbe detto che Meloni “lo ha pregato” per una foto, che gli “fa pena” e che dovrebbe essergli grata solo per averle concesso attenzione. Una ricostruzione velenosa, pensata apposta per dipingere la leader del centrodestra come debole, supplichevole e fuori posto sul palcoscenico internazionale.

Peccato che questa traduzione sia pesantemente sotto accusa, il senatore Claudio Borghi è stato tra i primi a smascherare il giochino. La celebre frase “mi fa pena” semplicemente non esisterebbe nell’originale inglese e si tratterebbe, ancora una volta, di una traduzione “creativa”, aggiustata ad arte per ottenere l’effetto desiderato: fare apparire Meloni in ginocchio di fronte a Trump.

È un metodo collaudato e sempre più sfacciato dalla stampa di sinistra. Prendere le parole di un leader straniero, reinterpretarle con toni da talk-show ostile, doppiarle con sarcasmo e trasformarle in un’arma contro il governo Meloni. Non importa se la realtà sia diversa: conta solo il titolo che fa clic, il servizio che fa audience e il danno politico che si può infliggere.

La stessa Meloni ha replicato con durezza, ricordando che né lei né l’Italia mendicano alcunché. Una risposta necessaria, perché lasciar passare certe ricostruzioni significa accettare che i media possano inventare o deformare liberamente le conversazioni tra capi di Stato.
Il problema è evidente: manca ancora l’audio originale della telefonata e finché non verrà reso pubblico, è legittimo dubitare della buona fede di chi ha spinto questa versione, soprattutto conscendo questi personaggi. Tradurre dall’inglese non è un’opinion, ma un fatto e quando il fatto viene sistematicamente distorto per colpire sempre lo stesso bersaglio, non si tratta più di giornalismo, ma di militanza travestita da informazione.

Questa storia conferma un dato ormai chiaro a tanti, la stampa di sinistra non ha mai accettato l’esistenza di un governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni. Ogni suo successo internazionale viene sabotato, ogni rapporto con alleati forti viene trasformato in presunta umiliazione. L’obiettivo è sempre lo stesso: delegittimare. Adesso basta con queste traduzioni di comodo, bisogna ascoltare le parole originali di Trump, senza filtri e senza interpreti faziosi. Solo così si capirà chi sta davvero raccontando la realtà e chi, invece, continua a raccontare favole utili solo a “affondare Meloni”.