Nel comunicato diffuso da Legacoop Emilia-Romagna, presentato a Bologna al Cubo Unipol in occasione dell’evento dedicato alle filiere agroalimentari, viene illustrato un modello di “filiera cooperativa integrata” applicato al settore ortofrutticolo che punta a ridurre i costi logistici e migliorare l’efficienza complessiva dal produttore al consumatore.
Secondo quanto riportato nel documento, il test pilota condotto nell’inverno 2025/2026 ha coinvolto il 95% dei volumi invernali scambiati tra Coop Alleanza 3.0 e Apofruit, segnando un abbattimento del 34% del numero di ordini e dei giri dei mezzi di trasporto. La sperimentazione avrebbe inoltre portato a un miglioramento della saturazione dei camion e del riempimento delle pedane, con una riduzione dei tempi di consegna e un aumento complessivo dei volumi ordinati pari al 10%.
Il comunicato sottolinea come i benefici generati dall’ottimizzazione logistica siano stati trasferiti lungo la filiera, incidendo sia sul prezzo finale al consumatore sia sul riconoscimento economico ai produttori. Il modello viene descritto come un sistema integrato in cui distribuzione, produzione e trasformazione cooperano in maniera coordinata, fino ad avvicinarsi a una gestione unitaria della catena del valore.
Accanto ai risultati logistici, il progetto ha portato anche innovazioni di prodotto, con l’introduzione dell’avocado italiano e della mela Regal You, mentre nei prossimi mesi è previsto l’arrivo dei pomodori di filiera e ulteriori sperimentazioni su nuove referenze ortofrutticole.
Nel comunicato, i vertici di Legacoop parlano di una fase ormai avanzata di integrazione del sistema cooperativo, capace di superare la frammentazione della filiera e di generare benefici economici diffusi. Il modello viene presentato come potenzialmente replicabile in altri settori dell’agroalimentare, in un contesto economico segnato da instabilità dei mercati, aumento dei costi energetici e impatti climatici crescenti.
Ma proprio la natura sempre più integrata di questo sistema apre una questione centrale che il comunicato non affronta in modo diretto: chi decide realmente i prezzi finali?
La domanda non è marginale, perché in una filiera in cui produzione, trasformazione, logistica e distribuzione operano in stretta sinergia, fino a essere descritte come parti di un’unica struttura coordinata, il meccanismo di formazione del prezzo diventa il punto decisivo per capire come venga distribuito il valore economico lungo la catena.
Se l’efficienza logistica riduce i costi e questi risparmi vengono dichiarati come trasferiti sia ai consumatori sia ai produttori, resta infatti da chiarire quali soggetti definiscano concretamente il prezzo di vendita finale e secondo quali criteri venga stabilita la ripartizione dei benefici.
È proprio su questo passaggio che si gioca l’aspetto più sensibile del modello: capire non solo quanto si risparmia nella filiera, ma chi decide come e in che misura quel risparmio si traduce in prezzo, margini e redditività per i diversi attori coinvolti.
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