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E a te, Morrone, perché la Lega non ti chiede le dimissioni?

L’intervista rilasciata da Jacopo Morrone a Il Carlino dopo le amministrative del 24-25 maggio rappresenta un caso esemplare di narrazione consolatoria. Il segretario della Lega Romagna parla di «percentuali bulgare» del Pd, rivendica senza esitazioni la scelta di sostenere Paola Lanzon al posto di Nicolas Vacchi e liquida il disastro con un «lo rifarei». Un esercizio di autoassoluzione che stride con i numeri reali: Panieri al 72,5%, Vacchi al 19,5% e Lanzon ferma a un umiliante 3,03%.

Morrone attribuisce parte della responsabilità alla mancanza di Daniele Marchetti, «che ci ha rappresentato per tanti anni». È una giustificazione fragile. Con Morrone alla guida della segreteria romagnola dal 2015 e Marchetti come principale riferimento locale, la Lega nel circondario imolese non ha mai conseguito risultati di rilievo. Zero vittorie significative, solo un declino costante. Usare oggi la sua assenza come alibi suona come un modo per eludere le responsabilità di una gestione durata oltre un decennio.

Ancora più problematica è la strategia adottata. La Lega ha preferito un appoggio esterno a una lista civica guidata da un’ex Pd piuttosto che convergere sul candidato unitario del centrodestra. L’obiettivo dichiarato era portare «qualcosa di positivo» e nascondere il simbolo del partito per non esporre la propria debolezza. TuttoImola.it lo aveva anticipato con chiarezza: una mossa tattica per mascherare il peso reale del Carroccio. Risultato? Non solo non è riuscita a occultare i voti della Lega, ma non è nemmeno riuscita a far eleggere Paola Lanzon in Consiglio comunale. Un fallimento completo su entrambi i fronti.

A rendere ancora più evidente il disastro contribuisce la figura di Fabiano Cavina, subentrato a Marchetti. TuttoImola lo ha descritto come «il Samachini della destra», reduce da interventi in Aula considerati eccessivi e folkloristici. L’ex 5 Stelle, diventato volto della Lega locale, ha pubblicato su Facebook un post rivelatore dopo le elezioni:

«In tanti anni di politica, ho partecipato a 4 tornate elettorali. […] Questa è stata la quarta ed ultima. Non sono mai stato messo in disparte da nessuno se non questa ultima […] stavolta mi hanno messo in panchina. Giusto così, meglio a lasciar fare a chi di politica ne capisce molto più di me ed il risultato finale da ragione a loro. Io, ho votato come candidato sindaco Marco Panieri e come consigliere Visani Roberto e Daniela Spadoni.»

Un consigliere leghista che ammette pubblicamente di aver votato il sindaco del Pd e due candidati dem. Difficile immaginare un’immagine più nitida del collasso della linea politica di Jacopo Morrone come segretario della Lega in Romagna

Morrone continua a invocare il «sistema ingessato» della sinistra in Romagna, il conservatorismo elettorale, le radici profonde del Pd. Elementi reali, senza dubbio. Ma un’opposizione seria non si costruisce spaccando il centrodestra, nascondendosi dietro candidature civiche e producendo risultati del genere. Le scelte autolesioniste hanno rafforzato proprio quel sistema che si dichiara di voler contrastare.

Dopo anni di risultati deludenti, divisioni interne e figuracce, la domanda rimane legittima e diretta: a te, Morrone, perché la Lega non ti chiede le dimissioni? La retorica sul «percorso» e sulla «buona amministrazione» non basta più quando i fatti dicono altro. Imola e la Romagna hanno diritto a un’opposizione credibile, non a un’altra pagina di autoassoluzione.

Grazie a Morrone e Marchetti, la Lega a Imola ha proprio fallito: la lettera dell’opportunista alla stampa di sinistra lo dimostra