A Imola, durante il periodo pre-elettorale ed elettorale, la Tariffa Corrispettiva Puntuale (TCP) sui rifiuti ha continuato a navigare in acque apparentemente calme. Introdotta nel 2024 con la promessa di rendere il pagamento più equo in base alla quantità di indifferenziato conferita, dopo due anni di rodaggio molti cittadini hanno capito che si tratta di un sistema più complicato del previsto: una quota fissa che pesa comunque sulla bolletta e una parte variabile pronta a colpire chi non riesce a differenziare quanto stabilito.
Il sospetto è che gli aumenti più consistenti siano stati messi in standby proprio per non disturbare la campagna elettorale. Una volta chiuse le urne, però, la probabilità che la bolletta TCP salga in modo significativo nel 2027 appare piuttosto alta: tra il 7% e il 15% sulla tariffa complessiva per tante famiglie medie, a seconda di come verrà calibrato il nuovo Piano Economico Finanziario. Un range realistico, determinato dai costi energetici, dagli indici nazionali ARERA e dalla necessità di coprire i reali oneri del servizio, finora in parte assorbiti o diluiti. Chi governerà dovrà fare i conti con la realtà, e la storia insegna che dopo il voto i nodi vengono al pettine.
La critica più netta alla TCP è proprio questa: è stata presentata come uno strumento “premiale” per chi differenzia bene, ma nella pratica si è rivelato un meccanismo punitivo e opaco per il cittadino comune. La quota fissa rimane ancorata a metri quadri e numero di occupanti, poco sensibile al reale sforzo ambientale, mentre la parte variabile trasforma ogni svuotamento extra in un costo aggiuntivo che può lievitare rapidamente. Siccome non tutti hanno la possibilità di ottimizzare al massimo – famiglie con bambini piccoli, anziani, lavoratori fuori casa – il risultato è una tassa che penalizza più i comportamenti quotidiani che l’efficienza complessiva del servizio.
In diverse occasioni abbiamo visto che, anziché aumentare la frequenza dello svuotamento dei cassonetti, si è indotto i cittadini a lasciare i rifiuti sopra o accanto ai contenitori. Un modo per giustificare l’installazione di fototrappole e sistemi di sorveglianza, scaricando poi ogni responsabilità sull’inciviltà dei residenti. Hera emette direttamente le fatture, ma la sensazione diffusa è quella di pagare sempre di più per un sistema che complica la vita senza garantire veri risparmi strutturali alla collettività.
Se fino ad ora si è scelto di non caricare gli elettori di cattive notizie prima del voto, rimandando gli aggiustamenti al mandato successivo, questo non significa che i cittadini non debbano tutelarsi. È importante mantenere alta l’attenzione sulla gestione della differenziata e monitorare con cura le prossime delibere tra l’autunno e il 2027. Perché quando arriveranno le bollette più pesanti, sarà tardi per lamentarsi: il conto, come sempre, finirà sul tavolo di tutti.
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