Imola, 21 aprile 2026 – Due anni dopo l’introduzione della Tariffa Corrispettiva Puntuale (TCP), la distanza tra le promesse dell’amministrazione Panieri e la vita quotidiana dei cittadini imolesi appare evidente, ovviamente chi non vuole vedere non vedrà questo.
Nel dicembre 2023, alla vigilia del debutto della nuova tariffa, l’assessora all’Ambiente Elisa Spada affermava:
«Il costo del servizio non crescerà. E non aumenteranno nemmeno i rifiuti abbandonati in strada».
Pochi mesi dopo, nel febbraio 2024, al termine del ciclo di incontri pubblici con i cittadini, Spada aveva ribadito il valore positivo del sistema: «Gli incontri hanno rappresentato un momento importante di confronto per condividere il valore che ha la tariffa puntuale per migliorare la percentuale di raccolta differenziata e con essa incentivare il riciclo, ma anche chiarire gli aspetti economici. La Tariffa Puntuale consente di ridurre le bollette per tutte le famiglie».
Nel settembre 2025, in una dichiarazione congiunta con il sindaco Marco Panieri, la vicesindaca aveva confermato: «Nel 2024, grazie anche all’attivazione della TCP, è stato superato l’80% di raccolta differenziata».
Oggi però il quadro è diverso. Il sondaggio condotto dall’UIL a febbraio 2026 (con il supporto di Adoc) ha evidenziato un malcontento diffuso: aumenti in bolletta per numerose famiglie, anche tra chi differenzia con attenzione. L’ufficio studi nazionale della UIL ha quantificato un incremento medio della TCP intorno al +3,3% in aree simili a quella imolese, con picchi più alti in altre province emiliane.
Nel frattempo, in diverse zone della città e delle frazioni si registra un aumento degli abbandoni di rifiuti, proprio quel fenomeno che l’assessora Spada aveva escluso nel 2023 («non aumenteranno nemmeno i rifiuti abbandonati in strada»).
L’amministrazione aveva a disposizione strade meno rigide: mantenere più a lungo la vecchia TARI (basata su superficie e numero di occupanti), introdurre un sistema di tariffazione puntuale più graduale con un numero maggiore di conferimenti gratuiti, o prevedere sconti automatici più generosi per i virtuosi. Invece ha scelto il modello più stretto, con un tetto di conferimenti annui prepagati (per esempio 48 per una famiglia di 4 persone con i nuovi cassonetti da 30 litri) che per molte famiglie normali si rivela limitante. Quando nel 2025 sono arrivate bollette più alte, la vicesindaca Spada ha attribuito gli aumenti principalmente ai costi nazionali fissati dall’Arera, all’inflazione e agli adeguamenti del sistema ambientale, non alla struttura stessa della TCP.
I cittadini non chiedevano la luna, ma pretendevano che una tariffa presentata come “premiante” non si trasformi in un aggravio economico generalizzato, mentre il servizio (pulizia cassonetti, lotta agli abbandoni) fatica a tenere il passo. Dopo due anni di TCP, i fatti parlano più forte delle promesse del 2023-2024: solo aumenti e zero benefici per i cittadini.
E visto che nessuno si è veramente opposto all’introduzione di questo sistema, viene da chiedersi: cosa altro si inventeranno per far pagare ancora di più le famiglie imolesi?
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