he cos’è lungo appena 600 metri ma ci mette vent’anni per nascere? No, non è l’ultima barzelletta sui lavori pubblici: è il tratto finale della Bretella di Imola. Quello che, secondo gli ultimi aggiornamenti, dovrebbe essere finalmente realizzato. Forse. Un giorno. Ma non prima del 2026, ovviamente – ché avere fretta… A Imola bisogna sempre pensare a chi affidare gli affidamenti diretti nella galassia PD.
Nel frattempo, si procede con passo deciso… verso la redazione di un documento di indirizzo progettuale. Che non è il progetto, ma una specie di letterina preliminare in cui si dice, più o meno: “ci stiamo pensando”. Il Comune la chiama “attualizzazione del programma”. Noi, più onestamente, la chiameremmo “non sapere da dove cominciare”.
Naturalmente, non può mancare la parte green: verifica di assoggettabilità alla VIA, cioè uno studio per capire se serva fare uno studio. E, come da tradizione imolese interrotta solo con la giunta Sangiorgi, lo studio è affidato a una realtà nota nel territorio – diciamo orbitante nella galassia politicante giusta. Ma non vogliamo fare troppo rumore… mica siamo nell’Autodromo.
Questo passaggio è costato oltre 68mila euro pubblici, ma tranquilli: l’ambiente ringrazia, e gli alberi dormiranno sonni più sereni, sapendo che ci sono stati altri affidamenti diretti.
L’assessore ai Lavori pubblici, quello della “rambla imolese”, Pierangelo Raffini, ha spiegato alla stampa che piace al PD che i lavori inizieranno “tra il 2026 e il 2027”. Salvo piogge, terremoti, ritardi nei documenti o improvvisi allineamenti sfavorevoli dei pianeti. Del resto, il cronoprogramma è un concetto filosofico, non un impegno reale.
E i soldi? Gli oltre 13 milioni necessari li dovrebbe sganciare Autostrade, insieme ad altri milioni per rotatorie e riqualificazioni varie. La convenzione è stata firmata, ma – sorpresa! – i soldi ancora non ci sono, anche se c’è un “titolo di credito spendibile”. Esattamente come un assegno postdatato scritto su un tovagliolo.
Il progetto, che prevede due corsie per senso di marcia in trincea, viene descritto come “economicamente sostenibile, con tempi contenuti e impatto limitato”. Una formula così generica che va bene anche per una nuova pizzeria in periferia.
Nel frattempo, gli espropri non sono ancora partiti: si sta tentando la via della “moral suasion”. Ovvero: o ce lo dai col sorriso, o ce lo prendiamo lo stesso, ma con più burocrazia.
Del resto, oggi tutto dev’essere green: anche quando si tratta di spendere soldi pubblici sotto una colata di buone intenzioni. Verde è l’ambiente, ma ancora più verde è chi ci crede.
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