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Una 13enne violentata, un indagato scarcerato e la “Camera Forense per la Costituzione” che si indigna per gli ispettori di Nordio

Immaginati che dopo aver votato No al referendum sei il padre o la madre di una ragazza 13enne violentata da un bengalese e ti incampi nel comunicato di un’altra invenzione della sinistra dopo il referendum giustizia: la cosiddetta «Camera Forense per la Costituzione», cioè avvocati di sinistra, come si vedono abbastanza in giro per Imola e per tribunale di Bologna, dopo che il ministro Nordio ha mandato gli ispettori a Torino dove il giudice ha scarcerato l’indagato per violenza sessuale. Ecco il Paese reale. Da una parte una famiglia distrutta, dall’altra un comunicato di bottega forense che non piange la minore, non discute la misura cautelare, non si chiede se quella scarcerazione sia un affronto, ma si indigna per gli ispettori mandati da Nordio, ma non per la ragazzina. La sinistra delle toghe e dei legali ha un riflesso automatico, quando il caso è uno straniero accusato di violenza sessuale e in mezzo c’è l’opinione pubblica, allo si alza il muoro della sinistra: non per accertare i fatti, per impedire che lo Stato controlli gli uffici. Nordio manda gli ispettori a Torino e scatta il copione: «scelta grave», «sfiducia nella magistratura». «controllo sui magistrati», come se l’Italia fosse una curia e il ministro un profanatore.

Poi il capolavoro sinistroide… Il sentimento della gente — quello di chi ha una figlia, una sorella, una studentessa che torna da scuola — viene paragonato addiritura alle degenerazioni della Germania nazista. È la mossa più cinica del testo. Questo non è cultura giuridica, ma è il disprezzo per il Paese che vota, paga e subisce. Ridurre a «odio» l’ira per una scarcerazione su violenza sessuale significa dire ai genitori: state zitti, siete volgari, lasciate fare a noi. Dopo un referendum in cui gli italiani hanno già detto la loro sulla giustizia, è una provocazione. Si nascondono dietro i rimedi: Riesame, Cassazione; come se non sapessimo come funziona la ingisutiza italiana. Giusto. Esistono. Ma questa fiaba secondo cui l’esecutivo dovrebbe inchinarsi e tacere ogni volta che un Gip alleggerisce la cautela è la fiaba di chi considera la magistratura una zona franca, anzi controlata dalla sua ideologia. Tanto questa è associazione è la copia fedele del ANM di quel ANM criticto da Cossiga… L’indipendenza del giudice non deve significare l’intoccabilità degli uffici, l’ispezione non riscrive il processo, ma deve guarda se si è lavorato per legge e non per ideologia, per i caprici di sinistra del giudice. Se questa verifica è già «cavallo di battaglia» da condannare, allora il problema non è Nordio, allora il problema è una casta che non sopporta lo sguardo di fuori…

Questa assocazione forense “per la Costituzione” si firma con la Carta, cioè usano la Costituzione come insegna di corrente. Avvocati di sinistra che, a caldo, trovano sempre le parole per l’indagato e quasi mai la stessa durezza per la persona offesa. Parlano di «momento storico pericoloso» e di istituzioni che devono astenersi, ma pericoloso per chi? Per chi teme che dopo il No al referendum qualcuno pretenda ancora che una violenza su una minore non venga trattata come una pratica d’ufficio? Questo è politica pura. Una parte della sinistra forense non difende lo Stato di diritto, ma difende un recinto. Dentro ci stanno il giudice, l’indagato da non «esporre» al paese, la narrazione sull’immigrato da non toccare, pero fuori restano il padre, la madre, la ragazza di tredici anni e chi ha votato pensando che la giustizia non fosse proprietà di un circolo di sinistra. Per quello il comunicato è virulento nella direzione sbagliata: viola il senso comune, non la Costituzione. E dopo Torino, dopo gli ispettori, dopo il referendum, suona esattamente per quello che è: la sinistra delle aule che spiega ai feriti come devono sentire, e chiama “fascismo” il fatto che non ci stiano più.