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A Imola i milioni per l’Autodromo si trovano, per gli anziani no e il “maschicidio” non esiste…

Se ieri in via Vincenzo Bellini il marito avesse accoltellato la moglie, Imola avrebbe già pronunciato la parola sacra alla sinistra: «Femminicidio». Avrebbe urlato alla «cultura del possesso» e, se il Comune fosse stato guidato dalla destra, sarebbero scesi in piazza per urlare: «Dove erano le istituzioni?». Ma siccome sono loro a governare, manco la Commissione Pari Opportunità non ha trovato la voce per dire e ridire.

Ieri a colpire, secondo i Carabinieri, è una donna e a morire è un uomo e la parola da speculare — maschicidio — non esiste. Non perché il fatto manchi, ma perché non serve a chi governa quella parola alla sua narrativa.

Il comunicato dei Carabinieri: «Alle ore 14:17 odierne, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Imola sono intervenuti insieme ai sanitari del 118 in un appartamento di via Vincenzo Bellini, zona Pedagna, per una richiesta di soccorso giunta al 112 – NUE da parte di una badante di una coppia residente al citato indirizzo, che chiedeva aiuto, dicendo di aver trovato uno dei due coniugi, M.F., classe 1948, privo di conoscenza e ricoperto di sangue a seguito di numerose ferite che aveva sul corpo. I militari sono entrati in casa unitamente al medico legale dell’AUSL di Imola, che ha certificato la morte dell’uomo. In casa era presente anche la moglie coetanea, sporca di sangue e in stato confusionale. I rilievi tecnico-scientifici sono stati condotti dai Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo di Bologna. Sono in corso le indagini, coordinate dall’Autorità Giudiziaria, per ricostruire la dinamica dell’accaduto e accertare le responsabilità della moglie.»

Se notate, si parla di stato confusionale. Chissà quante volte è stato usato lo stato confusionale per i «femminicidi»?

Se la parola «maschicidio» ha un senso, è proprio questo: un uomo ucciso dalla moglie, in coppia, visto che la sinistra, anche quella imolese, ha trasformato «femminicidio» da categoria in clava e quando uccide lui è struttura, ma quando uccide lei è tragedia familiare, vecchiaia, choc. Il coltello è lo stesso, ma il titolo no. Non esiste un sangue di sinistra e un sangue che fa solo pena.

Ma come si arriva a una donna di Imola, di settantotto anni, lì? Con gli anni, con un marito malato, con una casa ridotta a letto, con una badante che esce per commissioni e, al rientro, trova il cadavere. L’età non assolve, ma l’età è il punto in cui due persone restano sole e una può crollare. Il movente lo dirà la magistratura, però il vuoto intorno a quella casa lo può già vedere chi amministra…

Perché a Imola i soldi hanno un sesso e un indirizzo. Si danno soldi solo per contrastare la violenza contro le donne a certe associazioni di sinistra, sempre le stesse. Poi per l’indirizzo c’è l’Autodromo, dove si possono fare tanti selfie in vista delle elezioni nazionali: guai a toccarlo…

Milioni pubblici per tenere in vita la Formula 1, box, terrazze, eventi, promozione, il sindaco che chiede a Roma altri fondi perché il Circus non scappi e i milioni si trovano, ma quando si parla di anziani, di ore di assistenza domiciliare, di famiglie che si pagano la badante, di coniugi che a ottant’anni fanno da infermieri, gli stessi milioni diventano una faccenda complicata. Lì non ci sono tribune, ci sono notti senza sonno e pensioni che non bastano e di questo la Commissione «Pari Opportunità» non parla… nata nell’alveo del PD e riempita di sindacati, UDI e associazioni del perimetro rosso, che sa nominare un morto solo se è una morta.

E allora, come mai una città capace di trovare i soldi per la pista fa fatica a spiegare quanto investe perché due settantottenni non arrivino alla disperazione?