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Alluvioni 2023-2024, chiusa l’indagine: 14 indagati per disastro colposo. La Procura: “Omissioni lunghe vent’anni”

Alluvioni 2023-2024, chiusa l’indagine: 14 indagati per disastro colposo. La Procura: “Omissioni lunghe vent’anni”

Ravenna, 2 luglio 2026 – Si chiude con la notifica di un avviso di conclusione delle indagini preliminari a 14 persone il lungo capitolo giudiziario sulle alluvioni che hanno devastato il territorio di Faenza e il bacino del fiume Senio tra il 2023 e il 2024. A notificare il provvedimento, firmato dalla Procura della Repubblica di Ravenna, sono stati questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale e del Nucleo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale. Tra gli indagati figurano dirigenti e funzionari di Comune, Regione e Protezione Civile, ma anche tecnici progettisti e amministratori di imprese coinvolte nelle opere di messa in sicurezza.

Il cuore dell’accusa, secondo quanto ricostruito dalla magistratura con il supporto di consulenze tecniche affidate a docenti del Politecnico di Milano, è la mancata realizzazione del sistema di casse di espansione sul fiume Senio, un’opera classificata come strategica già nel 2005. Una mancata realizzazione che, per la Procura, non è frutto di un singolo errore, ma di una lunga e perdurante catena di negligenze, inefficienze burocratiche e omissioni che si sarebbero trascinate per anni, coinvolgendo a vario titolo tutti i soggetti che avrebbero dovuto progettare, autorizzare, eseguire e gestire gli interventi.

Le contestazioni mosse a vario titolo ipotizzano i reati di disastro colposo e di pericolo colposo, e toccano aspetti che vanno dalle carenze nella fase di progettazione fino alle irregolarità urbanistiche e amministrative che hanno rallentato i lavori, passando per le inadempienze esecutive delle ditte incaricate delle attività estrattive. Ma il nodo più dolente riguarda le omissioni istituzionali che avrebbero di fatto paralizzato l’utilizzo di oltre 10 milioni di euro di fondi statali già disponibili, soldi che avrebbero potuto fare la differenza prima che l’acqua tracimasse.

Altro elemento pesante emerso dall’inchiesta è la gestione della post-emergenza: secondo l’accusa, nemmeno dopo i drammatici eventi del maggio 2023 sarebbero state adottate le necessarie misure di somma urgenza. Al contrario, si sarebbero dispersi ulteriori fondi pubblici in nuovi incarichi e in opere di ripristino che si sono rivelate del tutto inidonee a reggere il confronto con le successive criticità idrauliche, quasi come se il disastro del primo anno non fosse servito da lezione.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è un passaggio formale che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Gli indagati, come prevede il principio costituzionale di presunzione di innocenza, potranno ora depositare memorie difensive e chiedere di essere interrogati prima che il gup decida se esista materia sufficiente per un processo. La parola, ora, passa alla fase delle valutazioni preliminari, ma la ricostruzione della Procura disegna già un quadro di responsabilità diffusa che rischia di trasformare i ritardi di ieri in capi d’imputazione definitivi.