Oggi qualcuno ha espresso piena vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori delle farmacie comunali di Imola in sciopero, ricordando «l’impegno straordinario profuso durante l’emergenza COVID-19, quando la rete farmaceutica ha rappresentato un presidio fondamentale per la tenuta del territorio». Sembrano parole tipiche di un sindaco che fa politica di prossimità in vista delle elezioni parlamentari.
Anche perché durante quei due anni di pandemia, per chi non voleva vaccinarsi, le farmacie sono state non un “presidio”, ma soprattutto il luogo dove si dovevano acquistare i tamponi antigenici rapidi, perché l’egemonia di sinistra promossa dal ministro della “Salute” Speranza voleva piegare la volontà di chi non intendeva aderire alla narrativa sul Covid e sui vaccini.
A quel tempo i tamponi costavano 15 euro ciascuno per gli adulti (8 euro per i minori) e dovevano essere ripetuti ogni due o tre giorni per chi voleva mantenere il Green Pass e continuare a lavorare, studiare o spostarsi. Per molte famiglie e lavoratori questo si traduceva in decine, a volte centinaia di euro al mese. Un costo significativo che ha pesato sulla libertà e sulle tasche dei cittadini.
In quel periodo le farmacie hanno visto un forte aumento di fatturato grazie proprio alla vendita massiccia di tamponi. Le code erano frequenti, il servizio andava a pieno regime e non si sono registrati scioperi o proteste da parte dei dipendenti.
Oggi, a emergenza finita da tempo, con le vendite di farmaci che continuano a rimanere sostenute, i lavoratori delle farmacie comunali scioperano per il rinnovo del contratto e per chiedere aumenti salariali, ma per tanti cittadini rimane una sensazione contrastante: quando le farmacie incassavano bene grazie ai tamponi imposti dalle regole di allora, non si parlava di difficoltà economiche dei dipendenti. Ora che chiedono migliori condizioni contrattuali, arriva subito il riconoscimento istituzionale del loro “sacrificio” passato.
È comprensibile che i lavoratori vogliano difendere il proprio potere d’acquisto, ma è altrettanto comprensibile che molti imolesi ricordino ancora chiaramente quanto hanno speso in farmacia tra il 2021 e il 2022 solo per poter continuare a vivere normalmente.
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