Oggi, 16 giugno, ricorre l’anniversario dell’elezione di uno dei papi più longevi e controversi della storia. Esattamente 180 anni fa, il 16 giugno 1846, il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti, già vescovo di Imola, veniva eletto pontefice con il nome di Pio IX.
Imola conserva ancora oggi un legame profondo e quasi intimo con questo pontefice. Mastai Ferretti fu infatti vescovo di questa diocesi romagnola per quattordici anni, dal 1832 al 1846. Giunto qui su incarico di Gregorio XVI per riportare ordine in una terra sanguigna e rivoltosa, si dedicò con energia al suo ruolo: visitava le carceri, assisteva i più poveri e dialogava anche con liberali e patrioti come Felice Orsini e Marco Minghetti. Sembrava un vescovo aperto, quasi liberale, capace di navigare le tensioni del tempo. Eppure proprio quegli anni imolesi maturarono in lui quell’esperienza pastorale e politica che lo avrebbe segnato per sempre, soprattutto nella sua feroce opposizione alle società segrete e alla Massoneria.
Pio IX è stato uno dei papi più accaniti contro la Massoneria di tutta la storia della Chiesa. Pubblicò decine di documenti – encicliche, allocuzioni, costituzioni apostoliche – che la condannavano duramente, definendola setta perversa, sinagoga di Satana, soprattutto nell’enciclica Etsi multa del 1873, e un’organizzazione che complottava segretamente contro la Chiesa, la religione cristiana e i poteri legittimi.
Appena eletto, apparve inizialmente come un pontefice del popolo, ma di fronte alle rivoluzioni del 1848, alla fuga da Roma e alla nascita dello Stato unitario italiano, si trasformò nell’avversario più intransigente delle logge. Già con la prima enciclica Qui pluribus del 1846 avviò la battaglia, che si fece ancora più netta nel 1849 con Quibus quantisque, dove indicò la massoneria come principale responsabile dei moti rivoluzionari. Nel 1864 arrivarono Quanta cura e il Sillabo degli Errori, seguiti nel 1865 dall’allocuzione Multiplices inter, una delle più forti, che rinnovava la scomunica per tutti i massoni. Il culmine giunse nel 1869 con la costituzione Apostolicae Sedis, che riassumeva tutte le pene e imponeva la scomunica automatica, latae sententiae, per chiunque si iscrivesse a una loggia. Infine, nel 1873, Etsi multa chiamò apertamente la massoneria sinagoga di Satana che guidava gli attacchi in Italia, Germania e Svizzera.
La lotta fu senza quartiere, Pio IX vedeva in quelle società segrete il motore invisibile delle rivolte che avevano portato alla perdita dello Stato Pontificio dopo la breccia di Porta Pia nel 1870. Una battaglia personale e viscerale che lo portò a rifiutare ogni compromesso con il mondo moderno. Eppure è proprio da Imola, dalla quiete del palazzo vescovile dove ancora oggi si conserva memoria di lui con un museo a lui dedicato, che parte questa storia straordinaria. L’uomo che qui aveva esercitato con equilibrio pastorale divenne a Roma il simbolo della resistenza più dura. Un contrasto affascinante: il vescovo che dialogava con i liberali romagnoli contro il papa che scomunicava le forze che avrebbero unito l’Italia.
Oggi, passeggiando per le vie di Imola intitolate anche a lui, è impossibile non cogliere questo filo rosso che lega la città alla grande storia della Chiesa ottocentesca. Pio IX non fu solo un papa che governò per oltre trent’anni: fu un romagnolo d’adozione che, dalle rive del Santerno, guardò il mondo e scelse di combatterlo con la fermezza delle sue convinzioni. Una pagina di storia da raccontare oggi, nel giorno del suo anniversario di elezione, con legittimo orgoglio.
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