Un piano da quasi un milione di euro, una rete di soggetti istituzionali e scientifici e un obiettivo dichiarato: difendere la pesca e l’acquacoltura dell’Adriatico mentre l’ecosistema costiero mostra segni sempre più evidenti di stress. È questo il quadro tracciato dal progetto ECOADRIA-RESTOR, iniziativa candidata al bando europeo TASC-RestoreMed e presentata come una risposta coordinata alla crisi che sta colpendo il tratto di mare compreso tra Goro e Rimini.
Al centro dell’intervento c’è una delle emergenze più discusse degli ultimi anni lungo la costa emiliano-romagnola: la diffusione del granchio blu, che in alcune aree lagunari ha profondamente alterato gli equilibri produttivi, incidendo in particolare sull’allevamento delle vongole veraci nella Sacca di Goro. Accanto a questo fenomeno si registra anche un calo generale di alcune specie ittiche tradizionali, con ricadute dirette sulla piccola pesca artigianale.
Il progetto nasce sotto la guida di Legacoop Emilia-Romagna e coinvolge una rete composta da Università degli Studi di Ferrara, Delta 2000 e il Consorzio Mediterraneo, con il supporto di competenze internazionali provenienti dalla fondazione spagnola FUNDAMAR di Vigo. L’idea è quella di mettere insieme ricerca, cooperazione e gestione territoriale per affrontare in modo integrato le criticità ambientali e produttive dell’Adriatico.
Secondo i promotori, l’intervento si inserisce nella più ampia missione europea “Ripristinare i nostri oceani e le nostre acque entro il 2030” e punta a tradurre gli obiettivi ambientali in azioni concrete sul territorio: dal monitoraggio delle specie invasive alla rigenerazione degli habitat, fino a nuove forme di acquacoltura sostenibile.
Tra le azioni previste, se il finanziamento europeo sarà confermato, figurano il contenimento e la valorizzazione del granchio blu, il recupero delle aree di riproduzione delle vongole, la sperimentazione di sistemi di policoltura con mitili e ostriche e la creazione di habitat artificiali per favorire la biodiversità marina. Un ruolo centrale è attribuito anche al coinvolgimento diretto di pescatori, cooperative, scuole e cittadini attraverso attività di monitoraggio partecipato.
Il progetto si presenta dunque come una risposta “di sistema” a una crisi che non riguarda solo la produzione ittica, ma l’intero equilibrio economico e ambientale della fascia costiera. La sfida, sottolineano i promotori, sarà trasformare un’emergenza ecologica in un’occasione di adattamento e innovazione per il futuro del mare Adriatico.
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