IMOLA – C’è una nomina che, più di altre, sta facendo discutere nei giorni successivi alla presentazione della nuova Giunta comunale. Non tanto per il curriculum della persona scelta, quanto per ciò che rappresenta agli occhi di una parte dell’opinione pubblica.
A mettere la questione è l’associazione Noi per Imola, che punta il dito contro quella che definisce una sempre più evidente sovrapposizione tra il potere politico locale e uno dei principali gruppi economici che operano sul territorio.
La vicenda ruota attorno all’ingresso in Giunta di una figura proveniente da Hera Luce, società appartenente al gruppo Hera, alla quale sono state affidate deleghe particolarmente pesanti e strategiche come bilancio, lavori pubblici e società partecipate. Una scelta che, sul piano formale, non presenta incompatibilità, dal momento che per assumere l’incarico amministrativo è stata richiesta l’aspettativa dall’azienda.
Ma è sul piano politico che si concentra l’attacco. Secondo Noi per Imola, il problema non è ciò che impone la legge, ma ciò che suggerisce il buon senso istituzionale. Il Comune di Imola non è infatti un soggetto qualsiasi nei confronti di Hera: ne è uno dei principali soci pubblici e partecipa alle scelte strategiche della multiutility attraverso la propria presenza nell’assetto societario.
Per questo motivo l’associazione ritiene che la nomina rischi di alimentare un cortocircuito politico difficile da ignorare. Chi dovrebbe rappresentare l’interesse pubblico si trova infatti ad amministrare settori che, direttamente o indirettamente, interagiscono con una realtà dalla quale proviene professionalmente.
Nel comunicato si parla apertamente di “porte girevoli”, un’espressione che richiama il continuo passaggio di figure politiche e amministrative tra incarichi pubblici e grandi società partecipate. Un fenomeno che da anni alimenta polemiche non solo a Imola ma in molte realtà italiane, dove il confine tra politica e management pubblico appare sempre più sottile.
L’associazione va oltre e sostiene che il caso emerso con la nuova Giunta renda finalmente visibile ciò che molti cittadini sospettavano da tempo: un rapporto così stretto tra amministrazione e multiutility da rendere difficile distinguere dove finisca l’una e dove inizi l’altra.
Si tratta di accuse esclusivamente politiche, ma destinate a pesare nel dibattito pubblico. Perché il tema sollevato non riguarda soltanto una singola nomina. Riguarda una questione più ampia: quanto deve essere distante il controllore dal controllato? Quanto deve essere netto il confine tra chi governa un ente pubblico e chi opera in una società partecipata da quello stesso ente?
Domande che l’opposizione promettono di continuare a porre nei prossimi mesi. Anche perché, al di là delle norme e delle procedure, la fiducia dei cittadini passa spesso dalla percezione di indipendenza delle istituzioni e quando politica e grandi centri di potere economico iniziano ad apparire troppo vicini, il dibattito è inevitabile e necessario
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